Il ciclo dei pirati della Malesia

Abbiamo deciso di iniziare il nostro viaggio nel mondo dei libri di avventura con uno degli autori più importanti del genere, il più importante in Italia, che ha appassionato più di una generazione narrando le scorribande e le imprese di arditi pirati in terre lontane ed esotiche. Stiamo parlando di Emilio Salgari, un nome ben noto a chi ha qualche anno sulle spalle e qualche capello bianco in testa, forse un po’ meno ai giovani.
Considerata la vastità dell’opera salgariana dedicheremo all’autore veronese più di un articolo, ciascuno concentrato su un singolo ciclo letterario. Il primo riguarda le avventure di Sandokan, Yanez, Tremal-Naik e Kammamuri, che coprono un arco di ben undici libri. Anche in questo caso abbiamo preferito limitare il nostro discorso ai primi tre libri: Le tigri di Mompracem introduce le vicende di Sandokan e Yanez in Malesia, I misteri della jungla nera quelle, del tutto separate, di Tremal-Naik e Kammamuri in India, I pirati della Malesia, infine, le intreccia, facendo incontrare tutti e quattro i personaggi.

L’episodio può essere scaricato qui.

Per chi fosse interessato ad entrare nel merito dello studio sulla vita e le opere di Salgari, che non è lo scopo di questo né dei successivi articoli, riportiamo un elenco dei lavori più recenti, dal 1975 al 2010, raccolti in un file pdf.
Chi invece fosse interessato a leggere le avventure di Sandokan può passare in edicola: stanno infatti uscendo tutti i libri di Salgari in una bellissima edizione di cui abbiamo parlato in questo articolo.

Sandokan, interpretato in tv e sul grande schermo da Kabir Bedi.

Commento personale

Rileggere Salgari dopo una trentina d’anni – mi ero scordato tutto e mi erano rimaste solo vaghe suggestioni – è stata inizialmente una delusione che poi si è tramutata in piacevole sorpresa man mano che i libri scorrevano e ancora scorrono.
Non ricordo se e quanto all’epoca Le tigri di Mompracem mi abbia entusiasmato, ora l’ho trovato mediocre e ripetitivo. L’innesco della trama è improbabile: Sandokan sente parlare di una fanciulla inglese, Marianna Guillonk, di una bellezza tale da meritare il soprannome di Perla di Labuan e ciò basta a farlo invaghire e convincerlo a partire, con alcuni tigrotti al seguito, per la vicina isola governata dai nemici inglesi con il solo scopo di vedere Marianna. Solo l’inevitabile e ampiamente previsto scontro con gli inglesi rende il romanzo un minimo avvincente e scorrevole e bilancia il ripetitivo struggimento di Sandokan per Marianna e gli altrettanto ripetitivi e continui lampi emessi dagli occhi di Sandokan, bastanti probabilmente a generare elettricità per una piccola nazione. Ciò che merita, ed emergerà ancor più nei romanzi successivi, è la bravura di Salgari nel descrivere gli ambienti in cui si svolgono tali vicende: lo scrittore veronese immerge con mirabile efficacia il lettore in ambienti lontani ed esotici che lui non ha nemmeno visto e di cui ha solo letto.
Successivamente ho approcciato I misteri della jungla nera con poco entusiasmo ma mi sono dovuto ricredere: il libro si apre con un mistero, appunto, l’assassinio di uno dei compagni dell’indiano Tremal-Naik nelle Sunderbunds; non si sa chi sia stato né perché. L’inizio è ben più intrigante di quello de Le tigri di Mompracem, così come il seguito, fatto di fughe, inseguimenti, pericolosi sotterranei e nemici implacabili, i thug capeggiati dal perfido Suyodhana. Il ritmo e la trama sono degni di Indiana Jones e il tempio maledetto, se non migliori. In questo romanzo esplode il gusto di Salgari per l’esotico e i misteri d’oriente, la sua scrittura cattura il lettore con un’irresistibile fascinazione e lo trasporta ora nel cuore della jungla, ora nelle strade di città lontane, comunque sempre al centro dell’avventura. La sensazione di trovarsi immersi negli ambienti descritti è molto più viva che nel precedente romanzo. Il finale, con una frase ad effetto del cattivo che promette di tornare, spinge abilmente a proseguire la lettura con il libro successivo. Il romanzo è decisamente migliore del precedente, nonostante ne riprenda alcuni tratti, tra cui l’amore travagliato e quasi impossibile per una giovanissima ragazza e Tremal-Naik, che finisce per essere il clone di Sandokan.
I pirati della Malesia riunisce infine le vicende dei protagonisti dei primi due libri in un crossover degno di Hollywood.

Fonti: Emilio Salgari, Tutte le avventure di Sandokan, Newton Compton editori, 2011.

Avventure in Edicola: Salgari

A fine agosto un amico, il “Calamaio” per chi segue il podcast, mi manda una foto di Sandokan alla riscossa con una bellissima copertina e impacchettato in confezione lancio da edicola.

La prima uscita della nuova edizione dei romanzi di Salgari.

In quei giorni stavo già rileggendo alcune opere dello scrittore veronese perché avevamo in programma di dedicare a Salgari almeno due puntate del podcast (una, nel frattempo, l’abbiamo già pubblicata) e qualche articolo qui sul blog, tuttavia non ho dato molto peso al messaggio del Calamaio né sono stato preso dall’impulso irrefrenabile all’acquisto che mi assale quando vedo un libro che può interessarmi o piacermi; neanche il prezzo ridicolmente basso mi ha indotto in tentazione. Non sono abituato a comperare libri in edicola, prediligo le librerie, e probabilmente non volevo impelagarmi in una collana interminabile come era già accaduto in passato.

A sinistra la quarta uscita della collana edita da RBA Italia, a destra due pagine de Il figlio del corsaro rosso.

Dopo un mese, senza troppa convinzione, decido di acquistare un volume, giusto per curiosità e per vedere come fosse stata realizzata e curata questa edizione. In edicola trovo l’ultima uscita, I pirati della Malesia, chiuso in un triste ed anonimo involucro di plastica scrocchiante che lascia vedere la notevole copertina e l’ancor più bella costa. Prezzo: 9,99 €, assai contenuto per un libro che si presenta così bene. Arrivato a casa apro la confezione e prendo a sfogliarlo: è un’edizione integrale, stampata con cura e sobrietà e arricchita dalle illustrazioni originali che gli editori di Salgari (Bemporad e Donath, ad esempio) avevano commissionato all’epoca. È stata una sorpresa gradita ritrovarsi tra le mani un libro del genere, bello e curato, che fa tornare, con le sue copertine originali in stile liberty e le illustrazioni interne, agli anni in cui Salgari scriveva.

È finita che mi sono innamorato di questa collana e sto acquistando settimanalmente ogni nuova uscita (siamo alla sesta attualmente), con la malsana idea di completare l’intera collana. In fondo sono solo ottanta volumi, cosa sarà mai.
L’unico difetto che finora ho trovato in questa edizione è la totale casualità con cui escono i vari titoli, che non rispettano né l’ordine cronologico originario né tantomeno sono raggruppati tra loro per cicli.
Se capitate in edicola consiglio di dare un’occhiata a questa notevole pubblicazione.

A breve pubblicheremo qui un articolo sul ciclo di Sandokan, che sarà poi seguito da uno sul ciclo dei corsari delle Antille.
A proposito, qual è il vostro romanzo di Salgari preferito?

La prossima sporca dozzina

Episodio atipico quello odierno del podcast, dal momento che non parliamo di un’opera specifica bensì raccontiamo di quali opere, tra libri, film e fumetti, ci occuperemo nei prossimi dodici episodi, episodi a cui corrisponderanno altrettanti articoli qui sul blog.
Riportiamo qui la lista degli autori e delle opere di cui tratteremo, premettendo che l’ordine non sarà necessariamente questo:

  • Il ciclo di Sandokan e il ciclo dei corsari, di Emilio Salgari (una puntata a ciclo);
  • Le miniere di re Salomone, di Haggard;
  • Predator, di John Mc Tiernan;
  • I tre moschettieri, di Alexandre Dumas;
  • Il grande sonno, di Raymond Chandler;
  • Hammer, fumetto edito da Star Comics;
  • Fanteria dello spazio, di Robert Heinlein;
  • Ventimila leghe sotto i mari, di Jules Verne;
  • La ricerca onirica dello Sconosciuto Kadath, di H. P. Lovecraft;
  • La trilogia del dollaro, di Sergio Leone;
  • Il mondo perduto, di Arthur Conan Doyle.
L’episodio può essere scaricato qui.

Siamo in cerca di collaborazioni sia per il podcast che per il blog e chi fosse interessato sarà il benvenuto e può lasciarci un messaggio nei commenti o nella pagina riservata ai contatti. Vi aspettiamo.

L’esilio, di R. A. Salvatore

Insieme a Margaret Weis e Tracy Hickman, R. A. Salvatore è uno dei più noti e importanti scrittori fantasy legati a Dungeons & Dragons e alle sue ambientazioni. Se Weis & Hickman hanno creato e sviluppato la Dragonlance, Salvatore è legato ai Forgeotten Realms e all’Underdark, un intero continente sotterraneo dove non vi è luce e che è popolato per lo più da creature ostili che si sono adattate ad un ambiente altrettanto ostile. Il personaggio più famoso nato dalla penna dello scrittore americano è senz’altro Drizzt Do’Urden, un drow che, rifiutando la spietata moralità dei suoi simili, si allontana dalla sua stessa comunità e dalla città in cui viveva ed inizia ad esplorare il mondo circostante, il cupo e pericoloso Underdark.
Drizzt è il protagonista di vari romanzi, in questo articolo ci limitiamo alla Trilogia degli elfi scuri, che comprende i libri Homeland (1990), Exile (1990) e Sojourn (1991). Mentre nel primo si narra dell’addestramento e della vita di Drizzt nella capitale dei drow, Menzoberranzan, è nel secondo che il nostro elfo viaggia nel vasto continente sotterraneo, conoscendo i suoi abitanti, la sua geografia e le numerose insidie che nasconde. L’esilio racconta di un viaggio in un mondo cupo e affascinante, che il lettore scoprirà pagina dopo pagina insieme al protagonista che, per tutta la sua vita precedente, era rimasto negli immediati paraggi della capitale drow. Il libro non è solo il resoconto di un viaggio, è anche e soprattutto l’esplorazione ed la crescita della socialità di Drizzt: l’elfo lascia infatti Menzoberranzan con la sua pantera Guenhwyvar come unica compagna e, ritrovandosi isolato nella vastità dell’Underdark, sente che, senza alcune relazioni sociali, rischia di impazzire; da qui la ricerca del contatto con le altre creature senzienti che popolano il continente sotterraneo e la scoperta di valori sociali, quali l’amicizia, che per un drow sono quasi sconosciuti o sono vissuti in maniera distorta e malata.
Abbiamo approfondito l’argomento e l’esplorazione dell’Underdark in un episodio del nostro podcast. Buon ascolto.

L’episodio può essere scaricato qui.

Fonti: R. A. Salvatore, L’esilio, Armenia Editore, 2018.

American Gods e Epigoni

Mi sono sempre chiesto che cosa succeda agli esseri di natura divina quando gli emigranti lasciano la terra natale. Gli americani di origine irlandese ricordano le fate, quelli di origine norvegese i nisser, quelli di origine greca le vrykólakas, ma soltanto in relazione a eventi legati al paese d’origine. Un giorno, quando domandai perché in America non si avessero notizie di questi esseri, le mie fonti ridacchiarono confuse, prima di rispondere: «Hanno paura di attraversare l’oceano, è troppo lontana, l’America», e poi mi fecero notare che qui, in fondo, non erano venuti nemmeno Cristo e gli Apostoli.

Richard Dorson, A Theory for American Folklore, in American Folklore and the Historian, University of Chicago Press, 1971.
Un’immagine di Epigoni, realizzata da Caterina Ferrante.

È con questa interessante citazione che si apre il famoso romanzo American Gods dell’autore britannico Neil Gaiman ed è su tale idea che si sviluppano le vicende narrate nel libro, vicende che riguardano lo scontro tra vecchi e nuovi dei. I primi, giunti in America insieme agli emigranti che l’hanno ripopolata, sono ridotti al lumicino, contano su quei pochi sparuti fedeli che a stento si ricordano di loro, tirano a campare e progettano di far mangiare la polvere ai secondi, tronfi e ignoranti, nati nel brodo del consumismo e del capitalismo.
American Gods ha ispirato un autore italiano, Nicola Santagostino, per la creazione di Epigoni, un gioco di ruolo che sarà pubblicato da Tin Hat Games e andrà a breve in Kickstarter. Abbiamo intervistato Nicola a proposito di American Gods e con lui abbiamo parlato del romanzo di Neil Gaiman, del suo gdr, di narrazione e delle sue tecniche, e di quanto la narrazione sia un aspetto fondamentale nella vita umana.
Buon ascolto.

L’episodio può essere scaricato qui.

Fonti: Neil Gaiman, American Gods, Arnoldo Mondadori Editore, 2002.

Il segno dei due

Estate 1921. Una nuova moda affascina l’Inghilterra: l’occultismo. Nelle residenze aristocratiche non passa giorno senza una seduta spiritica: ormai spettri ed ectoplasmi hanno preso il posto del bridge. Capofila della corrente “esoterica” è Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes; leader dei “razionalisti” è invece il leggendario mago Houdini, per cui tutto è un trucco.
Capita, così, che Doyle e Houdini vengano invitati in un maniero del Devon per una seduta spiritica. Il padrone di casa è un Lord di simpatie comuniste, l’ultimo della sua dinastia. Ma mentre i tavolini traballano sotto lo sguardo perplesso di Phil Beaumont (guardia del corpo di Houdini), si ode uno sparo e si scopre un cadavere in una camera chiusa dall’interno: un mistero troppo ghiotto per il mago e lo scrittore, che naturalmente non resistono alla tentazione di risolvere il caso.
Più facile a dirsi che a farsi, tuttavia, perché questo omicidio sembra sfidare ogni logica umana. Dunque, come venirne a capo? Come individuare movente e colpevole? Come risolvere l’enigma di un delitto tecnicamente impossibile? Forse ricorrendo alle armi dell’illusione, della magia, inscenando un pericolosissimo gioco di prestigio al servizio della verità… [1]

Sir Arthur Conan Doyle

Il segno dei due è un piccolo gioiello di grazia, arguzia, investigazione e suspense. È un giallo incantevole in cui, pagina dopo pagina, l’autore costruisce un perfetto meccanismo narrativo, ricreando lo stile, l’atmosfera, la forza incantatoria dei grandi maestri del genere quali Agatha Christie e lo stesso Conan Doyle, con in più una diabolica ironia che rinvia alle pagine più beffarde e divertenti di Mark Twain e Ambrose Bierce. [1]
A questo romanzo abbiamo dedicato una puntata del podcast, in cui approfondiamo le interessantissime biografie dei due protagonisti, Conan Doyle e Houdini, ed il loro contrapposto modo di trattare lo spiritismo.

L’episodio può essere scaricato qui.

Parlando poi di gioco di ruolo e di narrazione Il segno dei due è una lettura che consigliamo vivamente: è infatti un notevole esercizio di stile su come gestire i power-players e i personaggi famosi e ingombranti, intessendo una trama interessante attorno ad aspetti secondari della loro biografia.

Harry Houdini e Sir Arthur Conan Doyle. La loro amicizia s’interruppe proprio a causa dei loro modi diametralmente opposti di approcciarsi al fenomeno dello spiritismo, modi che erano divenuti inconciliabili.

Fonti: [1] Walter Satterthwait, Il segno dei due, Hobby & Work, 2006.

Il Ciclo delle Fondazioni e Farsight RPG

Isaac Asimov è stato uno dei più grandi autori di fantascienza e la sua produzione influenza ancora questo genere. Laureato in chimica alla Columbia University, cominciò a dedicarsi alla scrittura fin da giovane. Le sue opere non si limitano alla sola fantascienza: Asimov scrisse anche romanzi gialli, libri per ragazzi e numerosi saggi di divulgazione scientifica, solo in parte tradotti in italiano.

Isaac Asimov

Sarebbe impossibile trattare in maniera esaustiva questo autore e la sua opera omnia, dovremmo dedicargli un blog apposito; abbiamo quindi deciso di dedicarci ad una particolare serie di romanzi, il cosiddetto Ciclo delle Fondazioni, composto da sette romanzi. Il nucleo iniziale, costituito dai tre libri Cronache della galassia, Il crollo della galassia centrale e L’altra faccia della spirale, risale alla prima metà degli anni ’50 e continuò, su richiesta dei fan e dell’editore, solo dopo trent’anni, con due seguiti (L’orlo della Fondazione e Fondazione e Terra) e due prologhi (Preludio alla Fondazione e Fondazione anno zero).

La copertina dell’edizione Mondadori del 2017 della Trilogia

La trilogia iniziale fu pubblicata per la prima volta a puntate sulla rivista Astounding SF con il titolo Foundation e in effetti si tratta più di una collezione di racconti con lo stesso filo conduttore che di tre romanzi veri e propri. Questo ciclo fantascientifico è probabilmente il più famoso e venduto al mondo eppure, a confrontarlo con altre grandi saghe spaziali, appare meno ricco e quasi incurante di quegli ingredienti tradizionalmente ritenuti capaci di attirare il lettore di fantascienza. L’infinita e paradossale varietà del cosmo è appena sfruttata, paura, orrore e meraviglia davanti all’ignoto non hanno parte nella composizione, armi, macchine, animali impensabili restano tra le quinte. Le impennate dell’immaginazione avveniristica sono ridotte al minimo, né l’estrapolazione sociologica si presenta dettagliata, realistica come in altri “futuribili” dello stesso Asimov. Perfino il ritmo della narrazione non ha quella concitata, incalzante rapidità che si accompagna di solito alle avventure tra le stelle. [1]

Un’illustrazione del manuale di Farsight

Dov’è allora il fascino di questo immenso affresco galattico, che cosa lo rende così irresistibilmente leggibile?
Anzitutto, proprio la sua immensità, o meglio, l’impressione d’immensità che riesce a suscitare. L’andamento ponderoso dei periodi, la pacatezza, non priva di solennità, dei dialoghi, il maestoso orbitare dell’intreccio, creano un indefinibile, suggestionante effetto di “dilatazione”, una specie di sterminato, brulicante sfondo verbale (o musicale) nel quale il lettore si lascia pian piano
irretire, senza ritorno.
Come tutti i veri libri, la Trilogia punta più sull’evocativo che sul descrittivo, e la Galassia che ne è protagonista risulta infine credibile e grandiosa proprio perché Asimov, da quel vero scrittore che è, evita di prenderla di petto e si adopera per farla costantemente balenare tra le righe. [1] Quest’ultimo punto è un ottimo consiglio, nonché un’efficace tecnica, di cui dovrebbe fare tesoro chi gioca di ruolo, specialmente i master, e chi si occupa di scrittura e narrazione.

Un’illustrazione del manuale di Farsight

Stabilito il tono per trattare una materia fredda e remota per definizione, costruita una cassa di risonanza piena d’incalcolabili, misteriosi echi siderali, Asimov mette in moto la sua vasta trama, ispiratagli, come egli stesso ammette, dalla Decadenza e caduta dell’Impero Romano, di Gibbon.
Non mancano poi i colpi di scena, i segreti, le motivazioni, gli equivoci, i sentimenti che fanno parte del classico armamentario romanzesco e che sono qui utilizzati con notevole maestria e tempestività, per movimentare il tramonto del primo impero galattico e la nascita del secondo. Tuttavia, non c’è dubbio che la ragione fondamentale del successo della Trilogia sta nel fatto che si tratta di un libro di storia.
Chi vi si addentra, può non conoscere Gibbon, Toynbee o Marx, ma la sua reazione sarà certamente quella dell’amatore di storia che si aspetta dallo “specialista” un racconto e insieme una spiegazione del racconto: lieto abbandono al possente fiume degli avvenimenti, ammirata gratitudine per l’autore che ha capito tutto e ci conduce con mano esperta nel labirinto, piacere per ogni nuovo groviglio che si forma dopo lo scioglimento del precedente, assoluta fiducia nella plausibilità delle connessioni, delle corrispondenze, degli incastri. [1]

Il Ciclo delle Fondazioni, come altre opere di Asimov, influenzarono e continuano a influenzare molta fantascienza, sia che si parli di letteratura che di cinema, giochi di ruolo o videogiochi. Basti pensare a Guerre Stellari e al suo Impero, giusto per fare un esempio. Oppure a Farsight, un gioco di ruolo di fantascienza in fase di sviluppo e progettato da Lightfish Games che andrà in Kickstarter nell’autunno 2020. Ho avuto il piacere di intervistare Dario Pesce, uno degli autori, con il quale abbiamo approfondito il discorso su Asimov e sui romanzi delle Fondazioni, oltre che parlare di Farsight. Ecco la nostra chiacchierata:

L’episodio può essere scaricato qui.

Fonti: [1] Isaac Asimov, Trilogia galattica, Edizione Euroclub Italia su licenza di Arnoldo Mondadori Editore, 1981, introduzione di Fruttero e Lucentini.

Dune

A cura di Farsight RPG*

Nell’agosto del 1965 venne pubblicato il romanzo Dune scritto dal leggendario autore Frank Herbert, dopo essere originariamente apparso ad episodi sulla rivista Analog. Primo libro della saga dell’Universo di Dune e imprescindibile pietra miliare della fantascienza, vinse il premio Hugo e il primo premio Nebula e fu citato nel 2003 come il romanzo di fantascienza più venduto al mondo.

Illustrazione di Matt Griffin.

Non c’è molto da dire su questo capolavoro, tranne che, se non conoscete il pianeta Arrakis, le famiglie Atreides e Harkonnen, Paul Muad’Dib, i Fremen e i potenti Shai Hulud, creatori della Spezia, beh, accettate il nostro consiglio e leggete DUNE, non ve ne pentirete**.

Illustrazione di Henrik Sahlström.

*Farsight è un un gioco di ruolo di fantascienza in fase di sviluppo e progettato da Lightfish Games che andrà in Kickstarter nell’autunno 2020. Il gioco vuole essere una piattaforma generica e versatile, semplice ma anche potente, in grado di coprire qualsiasi tipo di ambientazione fantascientifica – dai moderni techno-thriller al cyberpunk, dal post-apocalittico alla space opera, e così via.


**Postilla di Gdr Viterbium

Noi vi consigliamo anche l’omonimo film del 1984 diretto da David Lynch con Kyle MacLachlan nel ruolo di Paul Atreides, Sting in quello dell’antagonista di Paul e poi Silvana Mangano, Patrick Stewart e Max von Sydow, per citare i nomi più noti.
Nel dicembre di quest’anno uscirà un nuovo adattamento cinematografico del romanzo, diretto da Denis Villeneuve ed in cui vedremo recitare, tra i vari attori del cast, Rebecca Ferguson, Jason Mamoa, Dave Bautista, Josh Brolin, Charlotte Rampling e Javier Bardem.

Un’immagine del film Dune del 1984, in cui si vede il famigerato verme delle sabbie o Shai-Hulud che, nella sua forma larvale, è in grado di produrre la preziosa spezia raccolta poi dai Fremen.

Martin Mystere

Un detective insolito Martin Mystere: plurilaureato, archeologo, antropologo, esperto d’arte, collezionista di oggetti inusuali, uomo d’azione, instancabile viaggiatore, avido lettore ma sempre indietro con la gigantesca mole di libri che compra in quantità. Ideato e scritto da Alfredo Castelli e disegnato da Giancarlo Alessandrini, il nostro detective dell’impossibile si occupa da quasi quarant’anni di ogni sorta di casi legati al mistero. I suoi albi costituiscono una vera e propria enciclopedia del mistero, un pozzo pressoché inesauribile per tutti gli appassionati dell’argomento e per chiunque volesse attingere idee o ispirazione. In questo episodio del nostro podcast approfondiamo il discorso parlando più in dettaglio di MM, dei suoi amici, dei suoi rivali e, soprattutto, delle sue incredibili avventure.
Buon ascolto.

L’episodio può essere scaricato qui.

Stoccate d’inchiostro: combattimenti, stile ed armi nella letteratura (III)

[Questo articolo prosegue la rubrica dedicata alla narrazione dei combattimenti che abbiamo iniziato qui.]

L’antieroe e il suo patrono

Dai cieli venne un cachinno stridulo.
I cavalli rasparono il suolo con le zampe.
Il cachinno divenne più forte. Gli esseri spalancarono il becco, scambiandosi richiami: ormai era evidente che erano qualcosa di più di cigni giganteschi, perché avevano una lingua allungata e guizzante. E i becchi erano irti di sottili zanne aguzze. Cambiarono leggermente direzione, volando verso i due uomini.
Elric ributtò la testa all’indietro, sguainò la grande spada e la levò verso il cielo. La spada pulsò e gemette, irradiando uno strano fulgore nero e gettando ombre bizzarre sul volto pallidissimo del suo padrone.
Il cavallo shazariano nitrì, impennandosi, e dalla bocca tormentata di Elric cominciò a riversarsi un torrente di parole.
«Arioch! Arioch! Arioch! Signore delle sette tenebre, duca del caos, aiutami! Aiutami, Arioch!»
Il cavallo di Maldiluna era arretrato in preda al panico, e l’ometto faticava a tenerlo a freno. Il suo volto era sbiancato quasi quanto quello di Elric.
«Arioch!»
Lassù, le chimere cominciarono a volteggiare.
«Arioch! Sangue e anime se mi aiuterai!»
Allora, a poche braccia di distanza, una nebbia scura parve sgorgare dal nulla. Era una nebbia ribollente che racchiudeva forme strane, ripugnanti.
«Arioch!»
La nebbia continuò ad addensarsi.
«Arioch! Ti supplico… aiutami!»
Il cavallo raspò l’aria con le zampe anteriori, sbuffando e nitrendo, roteando gli occhi e dilatando le narici. Ma Elric, con le labbra raggricciate sui denti che gli davano l’espressione di un lupo idrofobo, rimase in sella mentre la nebbia scura fremeva e uno strano volto ultraterreno appariva nella parte superiore di quella colonna mutevole. Era un volto dalla bellezza meravigliosa e infinitamente malvagio. Maldiluna girò la testa, incapace di guardarlo.
Una voce soave e sibilante uscì dalla bellissima bocca. La nebbia vorticò languidamente, divenne di uno scarlatto screziato di verde smeraldo.
«Salve, Elric» disse quel volto. «Salve, dilettissimo tra i miei figli.»
«Aiutami, Arioch!»
«Ah» disse il volto, in tono di profondo rammarico. «Ah, non è possibile…»
«Devi aiutarmi!»
Le chimere avevano esitato a scendere, avvistando quella strana nebbia.
«È impossibile, dolcissimo tra i miei schiavi. Altre cose importanti sono in atto nel regno del caos. Cose d’importanza immensa, di cui ti ho già parlato. Posso darti soltanto la mia benedizione.»
«Arioch… ti supplico!»
«Ricorda il tuo giuramento al caos, e resta fedele a noi nonostante tutto. Addio, Elric.»
E la nebbia tenebrosa si dileguò.
E le chimere vennero più vicino.
E Elric fece un respiro squassante, mentre la spada incantata fremeva e gemeva nella sua stretta e la luminosità si attenuava un poco.
Maldiluna sputò per terra. «Un patrono potente, Elric, ma dannatamente incostante.» Poi si gettò dalla sella, mentre un essere sfrecciava verso di lui mutando forma una decina di volte e protendendo gli enormi artigli che stridettero chiudendosi nell’aria dove stava lui fino a un istante prima. Il cavallo, rimasto senza cavaliere, s’impennò di nuovo, sferrando colpi di zoccolo verso la bestia del caos.
Un grugno zannuto scattò.
Un fiotto di sangue zampillò dal collo decapitato del cavallo, e la carcassa scalciò ancora una volta prima di crollare versando altri getti di sangue sull’avida terra.
Stringendo i resti della testa in quello che dapprima era un grugno scaglioso e poi divenne un becco e poi una bocca di squalo, l’oonai si risollevò in volo dibattendosi con violenza.
Maldiluna si rialzò. I suoi occhi non vedevano altro che l’imminenza della fine.
Anche Elric balzò dal cavallo, e ne percosse il fianco: convulsamente, l’animale prese a galoppare verso il fiume. Un’altra chimera l’inseguì.
Questa volta il mostro volante afferrò il corpo dello stallone con gli artigli scaturiti all’improvviso dalle zampe. Il cavallo si divincolò per liberarsi, rischiando di spezzarsi la spina dorsale nella lotta, ma non riuscì nell’intento. La chimera, battendo le ali, salì verso le nubi stringendo la preda.

Illustrazione di Robert Gould

In questo brano, tratto da La torre evanescente, vediamo Elric ed il suo compagno d’avventure, l’umano Maldiluna, alle prese con un gruppo di temibili creature del Caos in grado di mutare forma a loro piacimento, note a Melniboné con il nome di oonai. La spada impugnata da Elric è ovviamente Tempestosa, un’arma molto potente e sempre assetata di anime, in grado di risucchiare le anime di coloro che uccide per trasferire la loro energia a chi la brandisce. Elric è di fisico gracile, ha bisogno di assumere droghe per sostenersi ed è incapace di combattere: Tempestosa è in grado di fornirgli quel vigore fisico che lui non ha e gli consente così di affrontare i suoi avversari; tuttavia essa è senziente ed è legata al Caos e finirà quindi per trascinare il suo portatore su una via piena di sventure. Arioch, Signore delle Sette Tenebre ed uno dei Signori del Caos, è il patrono di Elric, un patrono peculiare ed incostante, come ben si evince dal brano qui riportato.
Elric non conosce incantesimi né altri modi per combattere le oonai, quindi decide subito di ricorrere all’aiuto del suo patrono: pare che ad Elric non piacciano gli scontri difficili. Segue quindi una scena che ha quasi del comico, tra le petulanti invocazioni di Elric e le scostanti risposte di Arioch che, per come è qui descritto, sembra un fanciullo capriccioso che non esita un istante a piantare in asso il suo protetto perché ha altro da fare. È proprio questa scena a rendere interessante e non banale il preludio allo scontro vero e proprio: un eroe in grado di richiamare il suo terribile patrono per fare strage dei nemici che lo attaccano potrebbe essere di forte impatto scenico sul grande schermo ma sarebbe privo di qualunque spessore narrativo. È dunque la volubilità di Arioch ad arricchire la trama e a portarci alla scena successiva, in cui la tensione aumenta. I protagonisti ora sono nei guai, i loro cavalli vengono uccisi dalle creature mutaforma e anche loro rischiano di fare la stessa fine. Tempestosa ha già dato segni di impazienza e lo scontro fisico con le temibili oonai sembra ormai inevitabile per Elric: riusciranno il Melniboneano e Maldiluna a cavarsela? In che modo? Lo vedremo nel prossimo articolo di questa rubrica, con un brano che ci riserverà nuove sorprese ed un esito tutt’altro che scontato.

Illustrazione di James Cawthorn

Alla saga di Elric abbiamo dedicato un apposito articolo: chiunque volesse approfondire l’opera di Michael Moorcock vi troverà anche una puntata del nostro podcast.

Fonti: Elric. La saga, di Michael Moorcock, 2019, Mondadori Editore (Oscar Draghi); l’immagine in copertina è di James Cawthorn.