Nella prima parte di questo episodio doppio abbiamo discusso il concetto di eroe, ora affronteremo quello di antieroe.
Il passaggio dall’eroe all’antieroe è un tema interessante e complesso. Mentre l’eroe classico rappresenta spesso valori universali come il coraggio, l’altruismo e la giustizia, l’antieroe si distingue per le sue caratteristiche contrastanti o addirittura opposte, ovvero l’antieroe si può definire, partendo dall’eroe, per rovesciamento di alcune sue caratteristiche.
Torniamo all’eroe classico, quello piatto, figura che abbiamo discusso nella prima parte dell’episodio1. Le caratteristiche che attribuiamo all’eroe sono note, fanno parte di un topos ben memorizzato dai lettori: l’eroe è dotato di un grande coraggio che, di conseguenza, lo può portare senza timore al sacrificio di se stesso per proteggere il bene altrui o quello della comunità a cui appartiene. Da notare che di per sé il coraggio non basta a giustificare l’atto di sacrificio per gli altri; l’eroe deve aderire in modo assoluto a specifici principi morali senza possibilità di deroghe o sfumature. Ulteriore caratteristica, che permette l’azione straordinaria dell’eroe, è il possesso di abilità o facoltà superiori a quelle degli altri uomini. Tale superiorità può essere fisica (fino alla caratterizzazione del supereroe, quasi mitologico, come Superman), tecnica (l’abilità nel tiro con l’arco di Robin Hood), o intellettuale (le capacità logico deduttive di uno Sherlock Holmes). Quest’ultimo aspetto può mancare negli eroi del basso mimetico e della parodia, come abbiamo visto nella prima parte.
Dall’eroe all’antieroe
Il rovesciamento della figura dell’eroe e il passaggio all’antieroe può avvenire in vari modi e può essere graduale. Ecco come si può descrivere questo passaggio:
- Rottura con l’idealismo tradizionale: l’antieroe si distacca dall’idealismo e dalle virtù tipicamente associate all’eroe classico. Questo personaggio può avere buone intenzioni ma agisce in modi moralmente ambigui o discutibili.
- Imperfezioni e complessità: gli antieroi sono spesso personaggi più sfaccettati e realistici rispetto agli eroi convenzionali. Essi possono possedere difetti significativi, debolezze o conflitti interni che li rendono più umani e vicini a noi.
- Riflessione sul contesto sociale e culturale: l’antieroe spesso emerge come risposta a cambiamenti sociali o culturali. Può rappresentare la disillusione, il cinismo o le sfide di un’epoca particolare, esprimendo così una forma di critica sociale o culturale.
- Moralità fluida e obiettivi complessi: a differenza degli eroi tradizionali che hanno obiettivi chiaramente definiti (come salvare il mondo o combattere il male), gli antieroi possono avere motivazioni più ambigue o personali, spesso legate a vendetta, sopravvivenza personale o altri obiettivi meno nobili.
In sostanza, l’antieroe rappresenta una deviazione dalla tipica figura eroica (o topica, nel senso che Eco dà a questo aggettivo in “L’uso pratico del personaggio”, in Apocalittici e integrati), offrendo una prospettiva più sfumata e talvolta più oscura della natura umana e delle motivazioni personali. Questo personaggio può sfidare le aspettative tradizionali e invita il pubblico a esplorare temi più complessi di moralità e identità. Abbiamo così recuperato il concetto di personaggio tondo visto nella prima parte: aggiungendo dettagli e caratteristiche ad un protagonista piatto, l’eroe classico, questo assume spessore, tridimensionalità e anche, inevitabilmente, ombre e zone di grigio. Ecco dunque l’antieroe, che non è narrativamente meglio o peggio dell’eroe, come abbiamo visto nella prima parte, ma ha semplicemente diverse funzioni e diversi scopi all’interno di una storia.
Nella prima parte abbiamo visto che gli eroi possono essere divisi in 5 grandi gruppi in base alle loro caratteristiche e, soprattutto al loro rapporto con gli altri e con l’ambiente circostante. In maniera simile possiamo dividere gli antieroi in 6 grandi gruppi basandoci su una ipotetica dichiarazione dello stesso personaggio a proposito delle proprie potenzialità narrative.
- Antieroe per sovversione: è un personaggio che rifiuta attivamente le caratteristiche positive dell’eroe per ribellione al pensiero dominante. Questo tipo di antieroe si oppone alle norme e ai valori tradizionali. Il personaggio qui sembra dichiarare: “non voglio, quindi mi oppongo”.
- Esempio: Gregory House, della serie tv Dr House. House rifiuta il proprio ruolo di eroe per ribellione alle convenzioni sociali e culturali (e, direi, anche televisive): non segue le regole, è spesso la spina nel fianco di Cuddy.

- Esempio: Gregory House, della serie tv Dr House. House rifiuta il proprio ruolo di eroe per ribellione alle convenzioni sociali e culturali (e, direi, anche televisive): non segue le regole, è spesso la spina nel fianco di Cuddy.
- Antieroe per frustrazione: questo personaggio ha potenzialmente caratteristiche eroiche, ma il contesto storico o le circostanze in cui vive gli impediscono di esercitarle. In questo caso il protagonista direbbe: “vorrei, ma non posso”. Ci troviamo di fronte all’eroe mancato; il personaggio si trova a dover affrontare lo scontro con un mondo che non concede spazio all’eroe.
- Esempio: Philip Marlowe, il celebre detective nato dalla penna dello scrittore Raymond Chandler e magnificamente interpretato sul grande schermo da Bogart.
- Potenziale eroico limitato dalle circostanze: Marlowe possiede molte qualità che potrebbero essere considerate eroiche, come l’integrità, l’intelligenza e un forte senso di giustizia. Tuttavia il mondo in cui opera, spesso corrotto e moralmente ambiguo, limita la sua capacità di agire come un eroe tradizionale.
- Frustrazione e conflitto interno: la frustrazione di Marlowe deriva dal confronto tra i suoi ideali e la dura realtà che lo circonda. Lui desidera fare la cosa giusta, ma si scontra frequentemente con ostacoli che gli impediscono di raggiungere un vero successo eroico.
- Contesto storico e sociale: l’ambientazione dei romanzi di Chandler, tipicamente la Los Angeles degli anni ’30 e ’40, fornisce un contesto storico in cui il classico eroismo è difficile da esprimere. Marlowe vive in un’epoca segnata da corruzione, crimine e complessità morale, che ostacola la sua capacità di essere un eroe nel senso tradizionale.
In sintesi, Philip Marlowe incarna l’antieroe “mancato per frustrazione”, un personaggio con potenziali qualità eroiche che si scontra con un mondo che non gli permette di esprimere pienamente queste caratteristiche. Se è vero che Marlowe spesso risolvere i casi e gli incarichi assegnati, non è in grado tuttavia di porre rimedio a quei problemi che sono alla radice dei casi e che li hanno originati.
- Esempio: Rust Cohle (Matthew McConaughey) e Martin Hart (Woody Harrelson), i protagonisti della 1° stagione di True Detective. Entrambi hanno le potenzialità, soprattutto Rust, tuttavia anche loro si scontrano con una famiglia troppo potente per poter essere portata in giudizio a rispondere dei propri crimini. Le azioni dei protagonisti possono arrivare fino ad un certo punto, dopodiché si schiantano contro un muro invalicabile.

- Esempio: Philip Marlowe, il celebre detective nato dalla penna dello scrittore Raymond Chandler e magnificamente interpretato sul grande schermo da Bogart.
- Antieroe per inettitudine: è un personaggi fisicamente, mentalmente o moralmente limitato, cosa che lo rende incapace di raggiungere il modello eroico che hanno di fronte a sé. In questo caso il protagonista direbbe: “vorrei, ma non riesco” (siamo nel campo della parodia e della commedia).
- Esempio: Zeno Cosini nel romanzo La coscienza di Zeno di Italo Svevo. Zeno vorrebbe smettere di fumare ma non ci riesce mai.
- Esempio: Don Chisciotte, protagonista dell’omonimo romanzo di Cervantes. Don Chisciotte si ispira al modello cavalleresco, vorrebbe essere come uno di quegli eroi di cui ha tanto letto nei suoi libri però è completamente inetto e vive in un mondo parallelo in cui lui è convinto che ci siano tante imprese nobili e gloriose da compiere, damigelle da salvare, giganti da sconfiggere, ma la realtà è un altra e Don Chisciotte ci si schianta con esiti a dir poco esilaranti.

- Villain trasformato in eroe: questa tipologia riguarda personaggi inizialmente negativi (villain o antagonisti) che si trasformano in eroi o si rivelano essere tali a seguito di una spinta etica o emotiva. In questo caso, a differenza dei precedenti, il rovesciamento è dalla caratterizzazione negativa a quella positiva; sono le caratteristiche tipiche del “cattivo” ad essere rovesciate nei loro contrari per rivelare l’identità cripto-eroica del villain. Qui il personaggio sembrerebbe dire: “non posso (sarei un villain), ma devo (essere eroe)”.
- Esempio: Dexter Morgan, protagonista della serie tv Dexter. Sarebbe un cattivo, un serial killer, ma attraverso azioni “eroiche” – la soppressione sistematica di altri veri villain – cerca la normalità antieroica.

- Esempio: Dexter Morgan, protagonista della serie tv Dexter. Sarebbe un cattivo, un serial killer, ma attraverso azioni “eroiche” – la soppressione sistematica di altri veri villain – cerca la normalità antieroica.
- Eroe per caso: è un personaggio coinvolto in situazioni che richiederebbero un eroe, ma che agisce eroicamente in modo inaspettato nonostante non abbiano caratteristiche superiori da eroe. Qui il personaggio sembrerebbe dire: “non vorrei, ma sono coinvolto mio malgrado (quindi devo)”.
- Esempio: Edmond Dantés, protagonista de Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas. Viene strappato alla normalità a causa di un complotto e finisce per caso nella cella vicina a quella dell’abate Faria, cosa che gli permette di entrare in possesso di un ingente tesoro, che lui utilizzerà per vendicarsi; qui vediamo che Dantés ha anche tratti negativi dovuti alla sua sete di vendetta.


- Esempio: Edmond Dantés, protagonista de Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas. Viene strappato alla normalità a causa di un complotto e finisce per caso nella cella vicina a quella dell’abate Faria, cosa che gli permette di entrare in possesso di un ingente tesoro, che lui utilizzerà per vendicarsi; qui vediamo che Dantés ha anche tratti negativi dovuti alla sua sete di vendetta.
- Antieroe per neutralità: questi personaggi non hanno caratteristiche eroiche e neppure il contesto che li circonda richiede la presenza di un eroe, al contrario del caso precedente; qui possiamo definire il protagonista mediante il termine antieroe in quanto è la negazione dell’eroe per sua inutilità, è un personaggio che è antieroe perché non serve un eroe. Tali personaggi rappresentano una sorta di neutralità tra i due poli dell’eroe e dell’antieroe. Qui il personaggio sembrerebbe dire semplicemente: “sono quel che sono …”.
- Esempio: Joseph K., protagonista de Il processo di Kafka. Il processo è un romanzo incompiuto scritto nel 1914 ma pubblicato postumo nel 1925. È una delle opere più famose di Kafka e una critica penetrante alla burocrazia e alla giustizia. Il romanzo segue la storia di Josef K., un impiegato di banca che viene arrestato all’improvviso un mattino senza alcuna spiegazione. K. non viene mai informato di quale sia l’accusa contro di lui, e il processo che segue si rivela assurdo e labirintico. K. si sforza di comprendere e di difendersi contro un’accusa invisibile e indefinita, incontrando vari personaggi bizzarri lungo il suo cammino, tra cui avvocati, giudici e altre figure dell’apparato giudiziario. Il romanzo esplora temi come l’alienazione, la brutalità della burocrazia, l’impotenza dell’individuo di fronte a un sistema incomprensibile e oppressivo, e la lotta per trovare un senso in una situazione apparentemente assurda e senza speranza. La storia è spesso interpretata come una metafora dell’esistenza umana e della sua incessante ricerca di significato in un mondo caotico e privo di logica.
Joseph K. non è un eroe e nemmeno la situazione lo richiede.
- Esempio: Leopold Bloom, protagonista dell’Ulisse di James Joyce.
- Esempio: Joseph K., protagonista de Il processo di Kafka. Il processo è un romanzo incompiuto scritto nel 1914 ma pubblicato postumo nel 1925. È una delle opere più famose di Kafka e una critica penetrante alla burocrazia e alla giustizia. Il romanzo segue la storia di Josef K., un impiegato di banca che viene arrestato all’improvviso un mattino senza alcuna spiegazione. K. non viene mai informato di quale sia l’accusa contro di lui, e il processo che segue si rivela assurdo e labirintico. K. si sforza di comprendere e di difendersi contro un’accusa invisibile e indefinita, incontrando vari personaggi bizzarri lungo il suo cammino, tra cui avvocati, giudici e altre figure dell’apparato giudiziario. Il romanzo esplora temi come l’alienazione, la brutalità della burocrazia, l’impotenza dell’individuo di fronte a un sistema incomprensibile e oppressivo, e la lotta per trovare un senso in una situazione apparentemente assurda e senza speranza. La storia è spesso interpretata come una metafora dell’esistenza umana e della sua incessante ricerca di significato in un mondo caotico e privo di logica.
Questi esempi illustrano come l’antieroe possa assumere diverse forme, ognuna riflettendo un diverso aspetto della complessità umana e della narrativa. Ovviamente questa classificazione non è rigida e può essere d’aiuto per capire le varie tipologie di antieroe che meglio si adattano ad un certo genere letterario o cinematografico. Quella dell’antieroe, inoltre, è una figura narrativa flessibile, che può migrare facilmente da una forma narrativa all’altra, dalla letteratura, al cinema, alle serie tv.
Osservazione: negli esempi precedenti abbiamo nominato svariati antieroi che sono protagonisti di serie tv piuttosto recenti, tuttavia va precisato che nella storia del teatro, in quella del romanzo e in quella del cinema le figure antieroiche hanno una lunga tradizione. Nel teatro ci troviamo fin dalle origini di fronte all’eroe tragico, sconfitto e piegato dal fato, (Edipo, Medea), poi abbiamo i tragici antieroi shakespeariani (Riccardo III, Re Lear, Otello, MacBeth, Amleto); l’antieroe poi segna fin da principio le origini del romanzo: Don Chisciotte è, come abbiamo visto, l’inetto protagonista (parodico) di quello che viene ritenuto il capostipite del genere; le protagoniste dei romanzi di Defoe non sono certo perfette eroine senza macchia (Moll Flanders, Lady Roxana).
Gli anti-villain
Aggiungiamo infine una ulteriore categoria di antieroe, che sarebbe meglio chiamare un anti-villain, come vedremo tra poco. Questo personaggio direbbe su di sé: “devo (essere cattivo), ma non posso (qualcosa ancora mi spinge all’umanità)”. In questo caso il personaggio in sé completamente negativo cede parzialmente alla normalità e all’umanità, e non può più essere piatto, ora anche la figura del villain può essere approfondita, scavata e analizzata, dandole una terza dimensione. Il villain protagonista di alcune storie diventa fragile, mettendo in mostra il proprio lato umano, rappresentazione che lo mette in discussione in quanto cattivo in termini assoluti. In questo caso anziché partire dall’eroe piatto e aggiungere spessore e tridimensionalità, si parte dal classico villain piatto e si fa lo stesso lavoro, mantenendo però l’ago della bilancia spostato sulle caratteristiche negative.
Facciamo una doverosa precisazione: quello che stiamo esaminando ora non è un villain solo apparentemente tale e che deve essere eroico perché spinto da una qualche forma di moralità che lo trasforma in eroe (come per Dexter “il codice di Harry”, imposto dal padre, che lo obbliga a uccidere solo cattivi); in questa nostra nuova tipologia il villain rimane tale, il personaggio è negativo, è un bad guy, ma rivela delle sfumature umane: e qui si ferma la sua interazione o spostamento verso il polo eroico.
- Esempio: Tony Soprano. Nella serie tv I Soprano ci troviamo di fronte alla fragilità del capofamiglia mafioso, alla sua discesa verso la normalità. Ma Tony Soprano rimane un mobster, non cambia la sua natura di villain, rimane – come altri bad guys televisivi – sul polo della negatività.


- Esempio: Vic Mackey, uno dei protagonisti della serie tv The Shield. La serie vede in campo una squadra di poliziotti che deve ripulire dalla criminalità il quartiere di Farmington a Los Angeles. La squadra capeggiata da Vick agisce senza alcuna moralità, conducendo affari molto loschi, approfittando e abusando della propria autorità e infrangendo ripetutamente la legge. Vic è marcio e corrotto e alla fine troverà la sua punizione come di solito accade ai villain.

- Esempio: Nucky Thompson, protagonista della serie tv Boardwalk Empire, interpretato da un grande Steve Buscemi. Nucky diventerà, nel corso della serie, un capo mafia ed entrerà in combutta e in parte si scontrerà con celebri gangster quali Al Capone e Lucky Luciano. Nucky è ispirato a un personaggio storico, Enoch Thompson; è un personaggio negativo ricco di sfaccettature, complessità e fragilità che però rimane sempre un gangster e un villain e come tale riceverà la sua punizione alla fine della serie, a differenza del vero Enoch Thompson che se l’è spassata fino alla fine dei suoi giorni.


Fonti bibliografiche
- L’antieroe dai mille volti. La migrazione di un dispositivo narrativo dalla letteratura alla serialità televisiva, di Andrea Bernardelli, Between, VI.12, 2016.
- Che cos’è la narrazione, di Andrea Bernardelli, Carocci, 2019. È un’ottima introduzione alla narratologia.
- Il viaggio dell’eroe, di Christopher Vogler, Dino Audino editore, 1999 e 2020 (nuova edizione).
- Apocalittici e integrati, di Umberto Eco, Bompiani, 1964.
Note
- Ricordo brevemente i concetti di personaggio piatto e personaggio tondo che ho illustrato in maniera più dettagliata nella prima parte dell’episodio. I personaggi piatti, nella loro forma più pura, sono costruiti intorno a un’unica idea, o qualità; mentre se è presente in essi più di un fattore, allora ha inizio quella curvatura che porta al personaggio tondo. Il personaggio è facilmente riconoscibile ogni volta che il lettore lo incontra mentre il personaggio tondo riesce a sorprenderci in maniera convincente. ↩︎


































