Nelle terre perdute del trash

Nell’episodio di oggi facciamo un tuffo nel trash con il film del 2025 In the lost lands di Paul W. S. Anderson, con Milla Jovovich e Dave Bautista e tratto da un racconto di George R. R. Martin. Il film è un ciofecone post-apocalittico che inserisce tutti i cliché del genere in un’ambientazione approssimativa ai limiti del ridicolo. Notevoli sono anche i dialoghi e le interpretazioni dei due attori protagonisti, che sono valse loro le nomination ai Razzies 2026, senza tuttavia vincerli. In the lost lands è così scrauso che alla gara dei film brutti arriva secondo.

Nel podcast parlo in maniera estesa del film, qui vi mostro qualche immagine emblematica.

Comincio con il fucile di uno dei due protagonisti, interpretato da Dave Bautista, che tiene un serpente a due teste avvolto attorno alla canna dell’arma. Perché lui non usa il fucile per sparare: lo lancia contro o lo fa prendere dai suoi avversari, come in questa scena, e poi è il serpente che li uccide. Un uso molto creativo delle armi da fuoco, non c’è dubbio.

Qui poi vediamo Gray Alys, l’altra protagonista. I suoi tatuaggi e i suoi poteri ricordano un po’ quelli di Jessica nel Dune di Villeneuve. Un po’ troppo, forse.

Qui vediamo l’orologio che viene più volte inquadrato nel film. È inquadrato talmente bene e a lungo che si ha l’impressione che sia uno spot della Blancpain, anche se non si capisce bene perché mai un’azienda affermata come Blancpain, che vanta quasi tre secoli di attività, si voglia sponsorizzare in un film del genere. Per i nerd dell’orologeria la referenza nelle immagini è un particolare Villeret di cui esistono pochissimi esemplari al mondo, ognuno dei quali ha un costo esorbitante.

Il treno tarpano usato dalla Chiesa per inseguire i due protagonisti. A quanto sembra sopra è stato montato un carroarmato e, complessivamente, ricorda un po’ alcuni veicoli di Mad Max.

Qui potete ammirare i “templari”, ovvero il braccio armato della Chiesa. La tipa in rosso, che io ho ribattezzato “il Cardinale” per via del drappo che indossa, ha un paio di occhialoni da sole a specchio anni ’80 per proteggersi dai poteri di Gray Alys, che si basano sul contatto visivo. La tipa è un bizzarro incrocio tra un templare, un inquisitore e Marion Cobretti.

All’interno di una vecchia centrale nucleare in rovina, misteriosamente dotata di corrente elettrica, risiede un gruppo di quelli che sembrano non-morti, o mutanti, o non-morti mutanti. Le creature, di cui non sappiamo nulla (chi sono? perché stanno lì?), sono capeggiate da un losco figuro che ricorda un po’ il Re della Notte della serie tv Il trono di spade. Dal momento che il film è tratto da un racconto di Martin, non credo che sia casuale.

Qui sotto, a sinistra, potete ammirare il capo della Chiesa, il cui abbigliamento è un incrocio tra i paramenti di un patriarca della chiesa ortodossa e la divisa di un ufficiale delle SS. A destra il teschio gigante appeso sopra al trono del Re/Supremo, che rende il posto la sala del trono più tarpana della storia. Il film di Anderson ci ricorda fin quasi allo sfinimento che un’ambientazione post apocalittica deve essere trucida e tarpana.

Una opinione su "Nelle terre perdute del trash"

  1. Perché il trash è una cosa seria (e grazie per il podcast che tiene compagnia e aiuta a pensare in modo critico su argomenti non “mainstream”)

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