Il Gatto Rosso al TerniComics

Come anticipato nel precedente post di aggiornamento, oggi alle 12:30 il Gatto Rosso è al TerniComics per il talk “La scienza dello storytelling”.

Per chi è interessato qui sotto è possibile scaricare il file pdf con le slide del talk. Nelle ultime pagine c’è tutta la bibliografia, comprendente paper e saggi, che ho utilizzato per preparare l’intervento. Tale bibliografia può essere un’ottima fonte per chi è interessato ad approfondire i vari argomenti che, per ovvi motivi, non ho potuto trattare in maniera approfondita nel talk ma che mi riservo di affrontare in maniera più dettagliata durante la prossima stagione del podcast che inizierà venerdì.

7 pensieri riguardo “Il Gatto Rosso al TerniComics

  1. Ciao, ho scoperto per caso questo blog e il tuo articolo, e desidero ringraziarti moltissimo per la sezione bibliografica inclusa in appendice alle slides che hai gentilmente messo a disposizione del lettore. Sempre nell’ottica di ulteriori approfondimenti da parte mia, posso chiederti se in uno dei testi che hai citato in particolare (“La scienza dello storytelling” di Will Storr) è presente una sezione bibliografica (come spero), e se tale sezione include soltanto rimandi alle opere letterarie e scientifiche di cui si è avvalso lo stesso autore, oppure anche opere per approfondire gli argomenti trattati (magari alcune tradotte in italiano)? Grazie in anticipo!

    1. In generale i saggi come La scienza dello storytelling sono opere divulgative e compilative che fanno un po’ il punto della situazione su una disciplina o su un argomento che spazia tra più discipline, come ad esempio lo storytelling. Saggi del genere hanno sempre una nutrita bibliografia dalla composizione piuttosto eterogenea, che però si può dividere essenzialmente in due categorie: i paper accademici e altri saggi. Gli altri saggi sono quelli, a quanto mi par di capire, che più potrebbero interessarti. È tutto materiale che l’autore ha utilizzato per redigere la sua opera ma va da sé che è anche materiale valido per l’approfondimento, perché di solito sono libri per il grande pubblico e non necessariamente per gli specialisti del settore. Nella bibliografia i titoli comprendono anche le edizioni italiane, là dove ve ne sono. Altra questione sono i paper accademici, ovvero articoli scritti da ricercatori, di solito professori universitari, che escono su riviste scientifiche altamente specializzate e che sono rivolti agli addetti ai lavori. Un esempio è l’articolo che Heider e Simmel hanno pubblicato sul loro esperimento. Questo è tutto materiale tecnico assai ostico alla lettura, ai limiti dell’incomprensibile senza un qualche tipo di background relativo alla disciplina su cui verte il paper. Questi non sono un buon materiale di approfondimento a meno che tu non abbia buone competenze nel settore specifico, competenze al livello di laurea o dottorato. Spero di aver risposto alla tua domanda.

      1. Esatto, più che alle pubblicazioni accademiche di settore, speravo che il testo di Storr contenesse anche opere di approfondimento a carattere divulgativo relative allo storytelling o alle tecniche narrative, e disponibili in traduzione italiana. Avevo già avuto la possibilità di sbirciare l’edizione originale inglese, ma in quella mi era parso di scorgere solamente rimandi di tipo scientifico/universitario: quando mi sono imbattuto nel tuo articolo ho quindi pensato di scriverti, presupponendo tu avessi letto il testo nella sua edizione italiana… Grazie ancora!

      2. Il libro di Storr fa riferimento anche a saggi divulgativi sullo storytelling, a memoria posso citare L’istinto di narrare di Jonathan Gottschall. Sempre andando a memoria è citato anche il classico L’eroe dai mille volti di Joseph Campbell. Dovresti spulciarti con calma tutta la bibliografia voce per voce scremando i paper dai saggi, che è facile, e vedere, sinossi alla mano, se il saggio citato può fare al caso tuo. Una soluzione migliore è però leggere il saggio di Storr e vedere in che contesto gli altri saggi sono citati, così capisci meglio se il lavoro citato può fare al caso tuo. Considera che Storr, come ogni saggista che si rispetti, inserisce le note bibliografiche in tempo reale: là dove lui parla dell’esperimento di Heider e Simmel, ad esempio, inserisce subito una nota che rimanda al loro articolo.
        Se non conosci Jonathan Gottschall ti posso già consigliare i suoi saggi, anche quelli sono corredati da una vasta bibliografia.

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