Gli spietati e l’Iliade. Cosa mai avrà a che fare il film di Clint Eastwood con una delle più importanti opere della cultura occidentale? Ne parliamo nell’episodio di oggi, prendendo in esame un paper del 1997 dal titolo Western Values, or the Peoples Homer: Unforgiven as a Reading of the Iliad, pubblicato su Poetics Today, una rivista accademica che si occupa di teoria e analisi letteraria. Come faccio sempre qui a La biblioteca del gatto rosso l’episodio è pensato anche per chi non conosce l’argomento. Se non avete visto il film di Eastwood vi consiglio di recuperarlo perché merita.
Gli autori, Mary Whitlock Blundell e Kirk Ormand, sostengono che il western è l’epica americana moderna e che svolge un ruolo culturale equivalente, ad esempio, a quello dell’Iliade nell’antica Grecia: definisce le qualità necessarie per gli eroi che costruiranno la civiltà dalla natura selvaggia. Blundell e Ormand non sono gli unici a sostenere questo parallelismo tra western e epopea classica, ovvero che il western sta all’America come l’epica classica sta all’Antica Grecia, è un concetto che troviamo in altri saggi e paper e infatti i due autori ne citano alcuni. Senza scomodare tante pubblicazioni credo che i lettori e gli spettatori più attenti e appassionati del genere abbiano già notato questo parallelismo guardando i film western.
Entrambi i generi, il western e l’epica classica, offrono una visione attentamente circoscritta dell’esistenza umana, mettendo in primo piano alcune questioni e valori fondamentali, ovvero entrambi utilizzano miti fondativi per esplorare certi valori culturali. Come l’epica greca arcaica, il western presenta al pubblico un periodo idealizzato del passato del suo popolo, un’epoca in cui prevalevano “valori più semplici di quelli odierni”. Il western classico ripropone molte delle stesse questioni etiche e ideologiche dell’epica greca, in particolare la giustizia della vendetta e l’interrelazione tra violenza, legge e persuasione nel cuore dell’ordine sociale. Il cinema western si pone quindi nei confronti dello spettatore in una relazione simile a quella che l’epica omerica aveva nei confronti del suo pubblico originario. Il western è infatti l’epica americana moderna e, come tale, svolge un ruolo culturale equivalente.
Il discorso che faremo oggi si inserisce pertanto in questo contesto, che non approfondirò ulteriormente per dedicarmi invece ad un esempio in particolare. Se volete possiamo approfondire questo parallelismo tra western ed epica in un episodio a parte, fatemelo sapere nei commenti.
Considerata la lunghezza dell’episodio, ho preferito spezzare il testo in due parti: in questa mi concentrerò sul film, sulla trama e sui personaggi, tutto materiale che poi servirà nella seconda parte, che pubblicherò la settimana prossima e in cui vedremo nel dettaglio gli elementi in comune tra Gli spietati e l’Iliade.
Il film
Gli spietati (Unforgiven in originale) è un film western revisionista del 1992, diretto e interpretato da Clint Eastwood. Questo film ha ricevuto ampi consensi dalla critica e dal pubblico e ha vinto quattro Premi Oscar: miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista per Gene Hackman e miglior montaggio. La pellicola si distingue per il suo approccio disincantato alla mitologia del genere western, perché non si limita a raccontare una storia di pistole e duelli ma esplora temi complessi come le conseguenze della violenza, la vacuità di una vita dedicata all’omicidio e alla vendetta, la redenzione e l’ambiguità morale. Ambientato nel 1880, il film mette in scena un mondo brutale e realistico, lontano dalla visione romantica spesso associata al West. Clint Eastwood, già un’icona del genere western grazie ai suoi ruoli negli spaghetti western di Sergio Leone, dimostra qui una notevole maturità artistica sia davanti che dietro la macchina da presa.
I personaggi

William Munny (Clint Eastwood): ex fuorilegge e assassino dal passato oscuro, è stato redento dalla moglie. All’inizio del film vediamo che la seppellisce, perché lei è morta di vaiolo e Munny è diventato un agricoltore e un allevatore di maiali che vive in ristrettezze economiche con i due figli in una casa in mezzo al nulla. Munny rappresenta l’uomo tormentato dai fantasmi del passato, che si ritrova costretto a tornare alla vita che aveva abbandonato.

Ned Logan (Morgan Freeman): vecchio compagno di scorribande di Munny, anche lui ha lasciato la vita da fuorilegge, ma accetta di unirsi a Munny per un’ultima missione. Ned è un personaggio che incarna la saggezza e la lealtà, ma anche i dilemmi morali legati alla violenza.

Little Bill Daggett (Gene Hackman): è lo spietato sceriffo di Big Whiskey, che applica la legge con metodi brutali e seguendo una visione molto personale della giustizia. Little Bill rappresenta l’ambivalenza del potere e della legge nel contesto del West.

English Bob (Richard Harris): è un pistolero vanaglorioso che arriva a Big Whiskey con l’intenzione di riscuotere la taglia. English Bob rappresenta la mitizzazione del West, con le sue storie esagerate e la sua arroganza, che vengono smascherate dalla brutalità di Little Bill. Bob l’inglese va in giro con un giornalista, il pavido e ingenuo Beauchamp, incaricato di scrivere la sua biografia, ma Little Bill smonterà il mito di Bob l’inglese mostrandolo per quello che è, ovvero un pistolero pomposo e ubriacone che, in un’occasione, ha avuto molta fortuna. La sua storia serve a mettere in luce le contraddizioni del mito dell’eroe western.
Schofield Kid (Jaimz Woolvett): un giovane e inesperto cacciatore di taglie che ingaggia Munny e Logan per vendicare un’ingiustizia e riscuotere una taglia. La sua inesperienza e il suo entusiasmo giovanile contrastano con il cinismo e la stanchezza di Munny e Logan. Il ragazzo ostenta coraggio e sicurezza ma è chiaramente alle prime armi e la sua maschera andrà in pezzi quando scoprirà la dura realtà della vita da pistolero.
La trama
La storia si svolge nel 1880 a Big Whiskey, Wyoming. Una delle prostitute del bordello locale viene sfregiata in seguito ad un litigio per futili motivi da un cowboy giunto in città con un amico. Lo sceriffo Little Bill Daggett impone una punizione simbolica, che consiste nel costringere i due cowboy a risarcire il proprietario del saloon con alcuni cavalli di lì a qualche mese. Il proprietario del saloon ha ovviamente un contratto con le prostitute che ci lavorano e le considera poco più che mercanzia, quindi a lui tutto sommato quella soluzione va bene, perché gli interessa solo l’aspetto monetario della vicenda. La decisione dello sceriffo non tiene conto della gravità dell’atto commesso contro la prostituta, sottolineando il disinteresse della legge locale per la giustizia e per le vittime e suscitando l’indignazione delle colleghe della vittima, che raccolgono una taglia di 1.000 dollari per chi ucciderà i responsabili.
Il giovane Schofield Kid si avvicina a Munny per chiedergli aiuto nella cattura dei cowboy. Dopo iniziali esitazioni, Munny accetta per necessità economiche e recluta il suo vecchio amico Ned Logan affinché si unisca a loro nella missione.
Quando Munny, Logan e Schofield Kid arrivano a Big Whiskey, la loro prima esperienza in città è tutt’altro che accogliente. Decidono di recarsi al saloon per ottenere informazioni sui cowboy ricercati e per pianificare il loro prossimo passo. Tuttavia, Little Bill è un uomo che non tollera alcun tipo di disordine o presenza di pistoleri e mercenari nel suo territorio: in città vige il divieto di girare armati e lo sceriffo è contrario alla taglia messa dalle prostitute e, per dare l’esempio, ha già pestato e cacciato Bob l’inglese, che era venuto in città proprio attirato da quella taglia.
Mentre i tre si trovano al saloon, Munny, già indebolito da febbre e maltempo a causa del viaggio, attira l’attenzione di Little Bill. Lo sceriffo entra nel locale con il suo solito atteggiamento intimidatorio e scopre che Munny e i suoi compagni sono stranieri e probabilmente collegati alla taglia sulla testa dei due cowboy. Senza esitazione, Little Bill aggredisce violentemente Munny, picchiandolo e cacciandolo dal saloon come ulteriore avvertimento per lui e chiunque altro stia cercando di intervenire nella situazione.
Questo evento sottolinea ancora una volta la brutalità del controllo esercitato da Little Bill e la vulnerabilità di Munny, ormai non più il temibile assassino di un tempo. È anche un momento di crescente tensione per i protagonisti, che devono affrontare non solo i loro nemici designati ma anche l’ostilità dello sceriffo e la sua determinazione a mantenere il dominio sulla città.
Dopo che Munny si è rimesso in sesto, grazie anche all’assistenza delle prostitute, i nostri tre si rimettono sulle tracce dei due cowboy e riescono a trovarli e ad ucciderli, ma scordatevi le gloriose sparatorie alla John Wayne: uno viene colpito a distanza, in un’imboscata, e muore dissanguato, mentre l’altro viene freddato mentre sta sulla tazza del cesso.
La situazione degenera quando Ned viene catturato e brutalmente ucciso da Little Bill. Questo evento segna un punto di non ritorno per Munny, che riscopre la sua natura violenta e decide di vendicarsi. In un climax drammatico, Munny affronta Little Bill e i suoi uomini in uno scontro finale che mette in discussione le nozioni tradizionali di giustizia e moralità (tradizionali nell’ambito del western).

L’evoluzione del personaggio di Munny
William Munny subisce una profonda evoluzione nel corso del film, che ora andiamo a vedere per approfondire meglio il personaggio, cosa che ci servirà anche per il confronto con Achille.
Inizio: il ritiro dalla violenza
All’inizio del film, Munny è presentato come un ex fuorilegge e assassino che ha abbandonato la vita di violenza per dedicarsi alla famiglia e all’agricoltura. Dopo la morte della moglie, vive una vita di miseria come contadino, cercando di crescere i suoi due figli. La ritrosia a tornare al suo passato violento è evidente quando rifiuta inizialmente l’offerta del giovane Schofield Kid di unirsi a lui nella caccia ai due cowboy. Munny afferma: “I ain’t like that anymore,” suggerendo che ha cercato di cambiare e redimere il suo passato.
La chiamata all’azione
Tuttavia, la necessità economica e il desiderio di proteggere i suoi figli e di garantire loro un futuro migliore lo spingono a riconsiderare la sua decisione. Quando si unisce a Ned Logan e al Kid, in Munny inizia a riemergere il suo lato oscuro. Durante il viaggio, si rende conto che non è più l’uomo debole che pensava di essere e che avevamo visto all’inizio del film (sbagliava mira e faticava a salire a cavallo); la sua abilità con le armi e la sua freddezza cominciano a riaffiorare. Questo conflitto interno tra il suo passato e il presente diventa centrale nella sua evoluzione.
Il punto di non ritorno
La vera trasformazione di Munny avviene dopo la brutale uccisione del suo amico Ned da parte dello sceriffo Little Bill Daggett. Questo evento funge da catalizzatore per il risveglio della sua natura violenta. Munny, che inizialmente cercava di evitare la violenza, cosa che vediamo durante il primo incontro/scontro con Little Bill, si trasforma in un uomo determinato a vendicare la morte dell’amico. In questo momento culminante, Munny abbraccia completamente il suo passato, mostrando una freddezza e una ferocia che non aveva manifestato fino ad allora.
Conclusione: l’accettazione della violenza
Nel climax del film, Munny affronta Little Bill e i suoi uomini in un sanguinoso scontro finale. Qui, non solo dimostra la sua abilità come tiratore ma anche una completa mancanza di rimorso per le sue azioni. Quando uccide un uomo disarmato, giustifica l’atto con la convinzione che questi avesse dovuto prepararsi alle conseguenze delle proprie azioni. La sua evoluzione culmina con una sorta di accettazione della propria identità come assassino: non cerca più perdono né redenzione.
Riflessione finale
La trasformazione di William Munny rappresenta un viaggio complesso attraverso il rimorso, la necessità e infine l’accettazione della violenza come parte della sua natura. Sebbene inizi come un uomo in cerca di redenzione o in parte redento, alla fine diventa un simbolo della brutalità intrinseca al mondo in cui vive. La sua evoluzione sottolinea il concetto centrale del film: la violenza ha un costo e le conseguenze delle proprie azioni possono essere devastanti.
[Qui si conclude la prima parte dell’episodio. Nella seconda discuteremo le analogie che si possono individuare tra Munny e Achille e, più in generale, tra Gli spietati e l’Iliade.]
Una opinione su "Gli Spietati e l’epica western"