Gli effetti speciali e la stop motion di Ray Harryhausen

Ci sono artigiani talmente bravi nel loro lavoro da diventare artisti. Uno di questi è Ray Harryhausen, animatore, creatore di mondi, artigiano della meraviglia. Senza di lui il cinema di Spielberg, Lucas, Cameron, Del Toro e Peter Jackson non sarebbe lo stesso. Ma chi era davvero Harryhausen e come riusciva a incantare il pubblico fotogramma dopo fotogramma?

In questo episodio esploriamo l’evoluzione della stop-motion, la tecnica a “passo uno” che Harryhausen ereditò dal suo mentore Willis O’Brien (il papà di King Kong), portandola a un nuovo livello. Parliamo della Dynamation: un processo ingegnoso che permetteva alle creature animate di interagire con gli attori in carne ed ossa, inserendole letteralmente “a sandwich” tra diversi strati di pellicola. Le creature in questione — scheletri guerrieri, ciclopi, dinosauri, mostri marini — non erano semplici effetti speciali, ma veri e propri personaggi, dotati di peso, presenza e personalità. In un’epoca priva di CGI, ogni movimento era costruito a mano, fotogramma dopo fotogramma, con una precisione quasi ossessiva e una notevole sensibilità artistica.

Facciamo quindi un viaggio tra miti, mostri e cinema, alla scoperta di un autore che ha insegnato a generazioni di spettatori e registi che l’immaginazione, quando è guidata dal talento, può davvero prendere vita.
Ci soffermiamo su tre film in particolare: Il settimo viaggio di Sinbad (1958), Giasone e gli Argonauti (1963), con la leggendaria battaglia contro l’esercito di scheletri, una sequenza che richiese mesi di lavoro per realizzare pochi minuti di film, e poi Scontro di titani (1981).

Ospite del gatto rosso è Luciano Lattanzi di Media & Sipario, con cui ho collaborato qualche anno fa in radio.

Nel 2021 Luciano è stato ad una mostra dedicata a Harryhausen alla National Galleries of Scotland, a Edimburgo. La mostra si è conclusa il 20 febbraio 2022 e non è più visitabile, ma qui inserisco alcune foto che mi ha mandato Luciano. In una di esse si può vedere la simpatica civetta meccanica di Scontro di titani, che mi ha sempre ricordato un po’ R2-D2 di Star Wars per il ruolo che svolge nel film.

Nell’episodio parliamo anche del libro collegato alla mostra, una sorta di catalogo curato dalla figlia Vanessa che ripercorre il lavoro del padre attraverso cento oggetti di scena. Il libro si intitola Ray Harryhausen: Titan of cinema ed è ancora reperibile in commercio; considerando la qualità del volume il prezzo è più che ragionevole.

Io poi mi sono soffermato più a lungo su un saggio di Luigi Cozzi che ho acquistato qualche anno fa e che si intitola Ray Harryhausen e le meraviglie del cinema a passo uno. Il libro è edito da Profondo Rosso, una piccola casa editrice che credo coincida con Cozzi stesso.

Nonostante il saggio sia piuttosto ruspante e casereccio nella sua realizzazione, da esso traspare tutta la passione di Cozzi per un certo cinema di genere e per il lavoro di Harryhausen.

Bibliografia, fonti e link:

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