In un episodio recente abbiamo parlato dell’ottima trilogia di Cixin Liu, soffermandoci su alcuni tra i tanti temi che questa enorme space opera affronta. In quell’episodio ho accennato che la trilogia, pur essendo una notevole opera di hard science fiction, ha alcuni difetti e oggi vorrei discuterne. Parlerò anche della serie tv, che in quell’episodio ho completamente trascurato e cercherò di fare il più possibile distinzione tra i difetti della serie tv e quelli dei romanzi, che in alcuni casi la serie tv eredita.
In questo episodio do per scontati alcuni elementi della trama, altrimenti non finisco mai. Se siete digiuni dell’opera e volete qualche informazione introduttiva per sapere di cosa si tratta e se può interessarvi, rimando a quell’episodio.
La serie tv
È scrausa, è la tipica serie Netflix banale e smarmellata; se sta in piedi è solo perché poggia su un solido materiale narrativo di partenza. Vediamo perché:
- Gli attori per lo più scarsi, eccetto Liam Cunningham/Wade (Ser Davos sul Il trono di spade), Benedict Wong e Jonathan Pryce/Evans (l’Alto Passero, sempre sulla serie tv Il trono di spade). Tatiana, l’assassina, è insopportabile e credo che ricopra anche il ruolo di quello che gli Incursori erano nei romanzi.
- A Salazar capitano cose allucinanti e lei non batte ciglio, a differenza del corrispondente personaggio del romanzo, Wang Miao, che quasi impazzisce di fronte al conto alla rovescia e “all’universo che fa l’occhiolino”.
- L’effetto del conto alla rovescia è reso male, con quei numeri sparati che occupano tutto il campo visivo.
- L’effetto dell’universo che fa l’occhiolino è anch’esso reso male e in maniera stupida: nel romanzo consiste in una sorta di pulsazione della radiazione di fondo dell’universo visibile solo con particolari strumenti.
I romanzi
Il problema dei tre corpi si presenta fin da subito come un’opera di hard science fiction con intenti di divulgazione scientifica e tale è; in generale fa bene il suo lavoro ma cade su un paio di punti che saltano abbastanza all’occhio e in qualche modo Cixin Liu sembra accorgersene e tenta di correggere il tiro nel 3° libro, dando luogo a incoerenze narrative. Voglio discutere questi punti proprio perché l’autore è molto attento alle questioni scientifiche.
- Ye Wenjie, l’astrofisica, manda un potente segnale dalla base cinese Costa Rossa che i trisolariani intercettano e al quale rispondono poi in perfetto cinese corrente. È un’ingenuità grossolana, soprattutto alla luce di tanta fantascienza precedente (La voce del padrone, Solaris, ad esempio).
L’autore sembra accorgersene perché poi i terrestri nel 3° libro vanno in giro con una specie di sistema Rosetta in caso di incontri con altre civiltà extraterrestri. - Trisolaris si trova in un sistema solare dinamicamente instabile e per questo le condizioni sul pianeta sono assai variabili: si passa dal caldo estremo al freddo estremo e la stessa gravità cambia nel tempo. Com’è possibile che sia fiorita una civiltà avanzata in simili condizioni? Anzi, com’è possibile che sia nata la vita su Trisolaris? La vita può nascere solo entro stretti parametri e l’autore lo dice nelle ultime pagine del 3° libro.
- Sembra che l’autore abbia compiuto questa scelta più per poter parlare del problema dei 3 corpi che per reali esigenze narrative: i Trisolariani potevano essere costretti ad abbandonare il loro pianeta per ragioni molto più semplici e facili da giustificare.
A volte, come nel caso precedente, la narrazione sembra piegata ad esigenze divulgative. È vero che la fantascienza in Cina viene usata per divulgare le materie scientifiche, oltre che come forma di soft power, tuttavia resto sempre dell’idea che un bravo autore dovrebbe mettere al primo posto la parte narrativa della sua opera, limandola e curandola in modo particolare; in parole povere, fiction first.
Ci sono poi almeno un paio di scivoloni dal punto di vista narrativo, alcune scene in cui il livello si abbassa:
- I trisolariani mandano in avanscoperta una sonda a forma di goccia che viaggia più velocemente della flotta; i terrestri se ne accorgono e, ad un certo punto nel 2° libro, decidono di mandare alcune navi incontro alla sonda per acquisire informazioni e studiarla (siamo in un periodo in cui i terrestri cambiano un po’ atteggiamento nei confronti dei trisolariani). La cosa avrebbe pure senso ma ci mandano tutte le navi della flotta e uno già si aspetta cosa accadrà.
La sonda-goccia trisolariana è chiaramente una trappola: appena si legge la parola “dono” nel libro (gli umani si convincono che è un dono da parte dei trisolariani) si capisce subito che è un cavallo di Troia. Ma sul serio ci mandano tutta la flotta terrestre? È chiaro che la sonda andava approcciata con la massima cautela e portata in un luogo sicuro in culonia per le necessarie analisi. - Due scene sono americanate, scene spaccone come si vedono solo nei blockbuster hollywoodiani:
- La nave dell’OTT, quella di Evans, fatta a fette dai fili di nanomateriali progettati e realizzati da Wang Miao/Salazar. Il romanzo ci risparmia le persone fatte a pezzi e le conseguenti secchiate di sangue ma è comunque chiaro che non si salva nessuno di quelli che erano a bordo. L’attacco ha lo scopo di recuperare il disco rigido dove Evans ha salvato tutte le sue conversazioni con i trisolariani scongiurando una possibile manomissione da parte dello stesso Evans, ovvero l’attacco deve essere improvviso, rapido e non deve lasciar tempo di reagire all’OTT. Impiegare i nanomateriali risponde a tutti questi requisiti, tuttavia mi sembra un po’ illusoria la speranza di trovare il disco rigido illeso in mezzo a tonnellate di ferraglia sparsa e rottami crollati su sé stessi.
- L’attacco della goccia-sonda trisolariana alla flotta terrestre, che è una scena degna di Michael Bay in cui esplode tutto l’esplodibile, circa 2000 astronavi che un po’ si cannoneggiano tra loro e un po’ vengono distrutte dalla goccia.
Infine un’ultima osservazione: la trilogia vuole trattare tanti temi, molti dei quali interessanti, ma troppi e finisce per risultare soverchiante. Personalmente credo che alcuni tagli non avrebbero guastato e alcuni temi potevano eventualmente essere approfonditi in altre opere. Come detto all’inizio, ritengo comunque Il problema dei tre corpi una notevole opera di hard science fiction e suggerisco a chi non l’ha letta di non lasciarsi scoraggiare dalla mole di carta.