La figura dell’eroe in letteratura e nel cinema

Eroi e antieroi, chi sono costoro? Ne parliamo in un episodio doppio: in questa prima parte discuteremo della figura dell’eroe in letteratura e nel cinema e nella seconda, che uscirà la prossima settimana, prenderemo in esame quella dell’antieroe.

Mi ricollego subito al viaggio dell’eroe, a cui ho già dedicato due episodi (uno sugli archetipi e uno sulle tappe del viaggio); lì abbiamo parlato di eroi ma in quel contesto, e nel saggio di Vogler in particolare, la parola eroe non ha il senso che comunemente le viene attribuito, bensì ha il senso più esteso di “protagonista della storia”. Vogler usa il termine “eroe” mutuandolo dalla mitologia e dal saggio di Joseph Campbell L’eroe dai mille volti (nelle storie della mitologia spesso il protagonista è un eroe tipo Ercole, Teseo, Perseo o Gilgamesh). Qui useremo la parola “eroe” in un senso più stretto e non sarà più per forza sinonimo o l’equivalente del protagonista (lo vedremo meglio più avanti).

Che cosa si intende con il termine “eroe”? Il concetto di eroe ha una lunga storia che necessariamente si intreccia con quella del concetto più generale di personaggio narrativo. Partiamo dalla Poetica di Aristotele, in cui si dice che i personaggi di finzione sono legati al processo della mimèsi (imitazione) dal reale. In particolare Aristotele classifica i personaggi in base all’imitazione di “uomini migliori di noi o peggiori di noi o come noi”. Secondo Aristotele il termine di paragone per stabilire le differenza tra la tragedia, la commedia e l’epopea (epica), è quindi quale tipo di persona si intende imitare. La commedia sarà così “imitazione di persone più volgari dell’ordinario” alla ricerca del “ridicolo”, della “maschera comica”. La tragedia e l’epopea saranno invece “mimèsi di soggetti eroici”, ci parleranno di persone migliori di quelle reali. Arrivando alla storia della letteratura più recente e seguendo il lavoro dello storico della letteratura canadese Northrop Frye, possiamo rielaborare e raffinare la classificazione di Aristotele. Come? Osservando che non è tanto l’aspetto morale a permettere di classificare i personaggi (e i relativi generi testuali), ma è la “capacità d’azione dell’eroe”, che può essere superiore, inferiore o uguale rispetto alla nostra e rispetto all’ambiente in cui agisce. In questo modo possiamo dividere gli eroi in 5 grandi tipologie, che ora andiamo a descrivere con i relativi esempi:

  1. L’eroe come essere divino: questo eroe è superiore come tipo sia agli altri uomini che al loro ambiente. Un esempio letterario è Zeus ma qui vorrei soffermarmi su un esempio tratto dai fumetti e dal cinema, ovvero Superman:
    • Origini quasi divine: Superman, il cui vero nome è Kal-El, è un alieno dal pianeta Krypton, con abilità che vanno ben oltre quelle degli esseri umani comuni. Queste abilità, come la superforza, la capacità di volare, la visione a raggi X, e la quasi invulnerabilità, lo rendono simile a una figura divina agli occhi degli umani.
    • Superiorità rispetto agli altri e all’ambiente: Superman è superiore non solo agli altri esseri umani in termini di capacità fisiche e mentali, ma è anche capace di agire al di fuori dei limiti dell’ambiente umano, come volare nello spazio o muoversi a velocità incredibili. Queste caratteristiche lo pongono in una posizione simile a quella degli dei nelle storie mitologiche.
    • Mito e simbolismo: la figura di Superman ha assunto un ruolo quasi mitologico nella cultura popolare, simboleggiando concetti come la giustizia, la speranza e la moralità, elementi spesso associati alle divinità nelle varie culture.
    • In conclusione, Superman si adatta bene alla categoria dell’eroe come essere divino nel contesto narrativo, combinando elementi di superiorità sovrumana e simbolismo quasi divino.
  2. L’eroe del romance1: questo eroe è superiore in grado agli altri uomini e al suo ambiente in termini di capacità e azioni, azioni che sono considerate meravigliose e quasi soprannaturali, tuttavia tale eroe è ancora un essere umano. Questi eroi si trovano spesso in storie dove le leggi della natura sono sospese​, almeno in parte: prodigi di coraggio e di resistenza, innaturali per noi, sono naturali per loro. Qui siamo nell’ambito della leggenda e del racconto popolare.
    Esempio Letterario: Re Artù (dalle leggende arturiane) è un eroe leggendario al centro di molte storie e poemi medievali. Egli compie imprese straordinarie e possiede oggetti magici come la spada Excalibur, agendo in un mondo dove il soprannaturale è comune e la magia esiste ed è reale. Artù resta tuttavia un essere umano che può essere ferito, può ammalarsi e morire.
  3. L’eroe dell’alto-mimetico: questo eroe è superiore in grado agli altri uomini ma non al suo ambiente naturale; l’eroe è un qualche tipo di capo. È superiore agli altri in termini di autorità, passioni e capacità di espressione, ma le sue azioni rimangono soggette alla critica sociale e all’ordine della natura. Sono gli eroi tipici dell’epica e della tragedia classica, e sono quelli che interessavano particolarmente Aristotele.
    • Esempio: Robin Hood (è un personaggio che ho approfondito in un episodio dedicato)
      • Superiorità in grado agli altri uomini ma non al suo ambiente: Robin Hood è spesso rappresentato come un arciere eccezionalmente abile e uno stratega astuto, superiore agli uomini comuni in queste capacità. Tuttavia non ha poteri soprannaturali o qualità divine, può essere ferito e ucciso ed è soggetto alla legge (i suoi nemici sono uomini di legge).
      • Capacità di leadership e autorità: Robin Hood è anche famoso per essere il leader carismatico dei suoi “Allegri compagni”. La sua autorità e capacità di guidare e ispirare un gruppo sottolineano la sua superiorità in termini di qualità di leadership.
      • Soggetto a critica sociale e ordine della natura: nonostante le sue imprese, Robin Hood rimane ancorato nella realtà del suo mondo medievale. Le sue azioni sono spesso una risposta alle ingiustizie sociali del tempo, e lui stesso è soggetto alle leggi della natura e ai limiti umani.
    • Esempio: James Bond
      • Superiorità in grado agli altri uomini ma non al suo ambiente: James Bond è caratterizzato da una serie di competenze e abilità che lo rendono superiore alla media delle persone, come l’astuzia, le capacità fisiche, le abilità spionistiche e il carisma. Tuttavia, non possiede poteri sovrumani o attributi divini.
      • Capacità e autorità significative: Bond ha autorità e capacità molto più grandi di quelle di una persona comune. È un esperto in combattimento e strategia e ha accesso a tecnologie avanzate, il che lo pone in situazioni che richiedono azioni e decisioni eccezionali.
      • Soggetto a critica sociale e ordine della natura: nonostante le sue capacità straordinarie, Bond rimane soggetto alle leggi della natura e della società. Le sue azioni, anche se spesso al di fuori del comune quadro legale (licenza 00), sono pur sempre ancorate in un mondo realisticamente riconoscibile. Bond sottostà a M ed ha un suo ferreo codice morale, non tradisce la patria.
  4. L’eroe del basso mimetico: questo eroe non è superiore né agli altri uomini né al suo ambiente. Questi eroi si trovano in opere che riflettono la realtà comune e quotidiana, ad esempio in molte commedie e nella narrativa realistica. Sono personaggi che rispecchiano l’umanità comune e si attengono agli stessi canoni di probabilità presenti nella nostra esperienza​.
    Esempi: Axel Foley della serie Beverly Hills Cop, interpretato da Eddie Murphy, e Ellen Ripley della serie Alien, interpretata da Sigourney Weaver.
  5. L’eroe del modo ironico: è inferiore a noi per forza o per intelligenza, così da darci l’impressione di osservare dall’alto una scena di impedimento, frustrazione o assurdità. Questo accade anche quando il lettore ha la sensazione di trovarsi o di potersi trovare nella stessa situazione, giudicata però dal punto di vista di chi gode una maggiore libertà.
    Facciamo qualche esempio:
    • L’ispettore Clouseau, il personaggio principale della serie cinematografica La Pantera Rosa.
      • Imperfezioni evidenti: Clouseau è noto per la sua goffaggine, la sua mancanza di competenza e la sua tendenza a causare disastri ovunque vada. Queste caratteristiche lo rendono inferiore non solo agli standard tipici di “forza” e “intelligenza” che ci si aspetterebbe da un eroe tradizionale ma anche ai nostri.
      • Successo nonostante le limitazioni: nonostante queste evidenti carenze, Clouseau riesce spesso a risolvere i casi, anche se per lo più grazie a un mix di fortuna, malintesi e interventi accidentali. Il suo successo, nonostante le sue evidenti limitazioni, lo rende un eroe ironico.
      • Ironia e umorismo: la figura dell’Ispettore Clouseau è impregnata di umorismo e ironia. Le sue azioni, pur essendo intese come eroiche o competenti, spesso si traducono in risate e situazioni comiche.
      • Contrasto con l’eroe tradizionale: Clouseau rappresenta un netto contrasto con l’immagine dell’eroe tradizionale, efficiente e competente. La sua inadeguatezza cronica e la sua incapacità di conformarsi agli standard eroici convenzionali lo rendono un eroe parodico e tutta la serie de La pantera rosa rientra nel genere della parodia.
    • Il tenente Frank Drebin, protagonista della serie Una pallottola spuntata, interpretato da Leslie Nielsen.
    • Don Chisciotte non rientra in questa categoria, perché è un antieroe, come vedremo nella seconda parte. Alla fine Clouseau è un personaggio positivo e, anche se per puro caso, porta a termine le indagini; Don Chisciotte è inetto e basta, è inconcludente, anche perché le sue battaglie e le sue avventure non portano di base a nulla.

Questa classificazione non è rigida ovviamente e può essere d’aiuto per capire le varie tipologie di eroe che meglio si adattano ad un certo genere letterario o cinematografico.

Come si passa al concetto di antieroe? E ancor prima, per rispondere ad una questione emersa all’inizio di questo episodio, è possibile distinguere l’eroe dal protagonista? Perché abbiamo visto che questi due concetti sono legati. Il protagonista è, per sommaria definizione, il personaggio principale, o meglio, la figura centrale di una narrazione intorno a cui si sviluppa la trama. Quindi il protagonista della narrazione possiamo sempre identificarlo attraverso il termine “eroe”? Per rispondere a queste domande è utile introdurre due concetti, quello di personaggio piatto e quello di personaggio tondo.

  • Personaggi piatti: Nella loro forma più pura sono costruiti intorno a un’unica idea, o qualità; mentre se è presente in essi più di un fattore, allora ha inizio quella curvatura che porta al personaggio tondo. Il personaggio davvero piatto, può essere espresso con una sola frase come questa: “Farò di tutto per proteggere l’alveare e correggere le anomalie e i pericoli all’interno di esso”2.

    Il personaggio piatto offre un fondamentale vantaggio: il lettore lo ricorda facilmente e lo riconosce subito ogni volta che si ripresenta. Il personaggio piatto non è identificato da caratteristiche complicate e non muta nel corso della narrazione, non ha un arco di trasformazione; per questo motivo è riassumibile in una sola frase che lo identifica immediatamente e per sempre.
  • Personaggi tondi: aggiungendo qualità e idee ad un personaggio piatto, questo inizia a curvarsi e ad acquisire tridimensionalità. La prova che un personaggio è tondo consiste nella sua capacità di sorprenderci in maniera convincente. Se non ci sorprende mai, è piatto; se non ci convince, è piatto e finge di essere tondo. Un personaggio tondo ha in sé l’elemento incalcolabile della vita nelle pagine di un libro.

Osservazione importante. Questa distinzione tra personaggi piatti e tondi non investe però il valore della narrazione in cui appaiono: la piattezza del personaggio non vuole dire che ci troviamo di fronte ad una narrazione inferiore, l’essere piatto o tondo del personaggio è funzionale all’effetto che il narratore vuole ottenere e che spesso mescola nel racconto personaggi tondi e piatti a seconda delle esigenze della trama. Torniamo all’esempio di The Beekeeper: la piattezza di Adam Clay ha uno scopo, quello di focalizzare tutto il film sull’azione. Sottolineo questo aspetto perché spesso si pensa che una storia valga poco perché ha un protagonista o qualche personaggio piatto.

Rispondiamo ora alle domande che ci siamo fatti poco fa, ovvero come si passa dall’eroe all’antieroe e se la figura dell’eroe coincide con quella del protagonista. Partendo dal livello più basilare della struttura narrativa troviamo i personaggi piatti, quindi avremo un protagonista piatto (l’eroe classico, tipo Adam Clay) e un antagonista piatto (il classico villain), entrambi senza profondità o sfumature. L’equivalenza automatica tra la figura del protagonista e quella dell’eroe non è quindi corretta.

A partire da questi due poli estremi, ovvero protagonista piatto e antagonista piatto, che sono estremamente semplificati, possiamo immaginare una lunga serie continua di potenziali caratterizzazioni complesse dei personaggi – sia del protagonista che dell’antagonista – in questo caso dotati di sfumature e di profondità. Potremo avere antagonisti antieroici, così come protagonisti antieroici. Personaggi né bianchi né neri in assoluto, ma un po’ bianchi e un po’ neri, un po’ buoni un po’ cattivi. In sostanza lungo questa linea si collocherebbero le diverse tipologie della figura complessa dell’antieroe, ovvero di un personaggio caratterizzato da “luci ed ombre”.

Fonti bibliografiche

  • L’antieroe dai mille volti. La migrazione di un dispositivo narrativo dalla letteratura alla serialità televisiva, di Andrea Bernardelli, Between3, VI.12, 2016.
  • Che cos’è la narrazione, di Andrea Bernardelli4, Carocci, 2019. È un’ottima introduzione alla narratologia.
  • Il viaggio dell’eroe, di Christopher Vogler, Dino Audino editore, 1999 e 2020 (nuova edizione).
  • Retorica, Poetica, Aristotele, Roma-Bari, Laterza, 1973
  • Anatomia della critica (1957), di Northrop Frye, Torino, Einaudi, 1969

Note

  1. Oggi con romance o romance novel s’intende comunemente un genere letterario ben preciso, quello del romanzo rosa, ovvero un romanzo che si focalizza primariamente sulla relazione e sull’amore romantico tra due persone. Il romance può comprendere vari sottogeneri. In questa sede e di solito in termini accademici più rigorosi, con il termine romance si indica un genere narrativo della letteratura che coinvolge una trama misteriosa, avventurosa o che coinvolge accadimenti fuori dall’ordinario (Walter Scott definisce il romance in questi termini). Il focus è su una ricerca che coinvolge coraggio e valori forti, non per forza su un interesse amoroso. Il termine romance è usato di solito in contrasto con il termine mainstream, che indica quei romanzi che rappresentano i personaggi e la società in maniera realistica. In alcuni casi si usa impropriamente, al posto di romance, il termine “paraletteratura”, che è usato però in modo dispregiativo e indica il complesso delle pubblicazioni letterarie che non si propongono espressamente fini artistici e culturali, o non ne hanno il carattere, comunemente considerate come letteratura marginale. Corrisponde a quella che altri chiamano letteratura di massa o di consumo ed è realizzata soprattutto in funzione del pubblico cui si rivolge; le cose sono un po’ più complicate e ci ho dedicato un episodio. ↩︎
  2. Il riferimento è al film The Beekeeper, con Jason Statham nel ruolo di Adam Clay. Adam Clay è il tipico eroe dei film action, monodimensionale e senza alcun approfondimento psicologico. ↩︎
  3. Rivista scientifica della Compalit, l’Associazione per gli Studi di Teoria e Storia comparata della Letteratura, che fa parte dell’International Comparative Literature Association ↩︎
  4. Andrea Bernardelli è professore associato di Semiotica e Narratologia all’Università di Ferrara ↩︎

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