[Di seguito è riportato il testo che abbiamo scritto per l’episodio del podcast dedicato al ciclo dei Corsari delle Antille, che comprende cinque romanzi di Emilio Salgari. L’episodio può essere ascoltato e scaricato qui.]
Benvenuti ad un nuovo episodio, il brano in apertura è tratto da Il corsaro nero. Torniamo quindi ad imbarcarci in un altro celebre ciclo di romanzi di Emilio Salgari. Nell’episodio del 18 ottobre abbiamo parlato di Sandokan e dei pirati della Malesia, oggi lasciamo le acque del sud-est asiatico e andiamo all’arrembaggio delle navi spagnole razziando i mari delle antille in compagnia dei filibustieri. L’epoca è la seconda metà del 1600.
L’autore
Per quel che riguarda la sfortunata vita dello scrittore veronese vi rimandiamo all’episodio citato precedentemente.
I romanzi
Il ciclo dei pirati delle Antille si apre con Il corsaro nero, pubblicato nel 1898, e prosegue con i suoi discendenti in un arco di cinque romanzi che si conclude nel 1908 con Gli Ultimi filibustieri. Dopo quindici anni dall’uscita de Le tigri di Mompracem troviamo un Salgari più maturo e molto a suo agio con le armi bianche di foggia europea a lui ben più familiari dei kris indiani. Salgari praticava infatti la scherma cosa che gli consentì di descrivere in maniere molto vivida ed efficace i duelli anche più di quanto non abbia fatto Dumas con i suoi celebri spadaccini.
Salgari continua con il suo metodo di meticolosa documentazione riguardo la storia dei pirati, la flora e la fauna del luogo, riuscendo a farci scoprire sia i mari dei caraibi che la pericolosa giungla del centro America. Il mondo della filibusteria e della guerra di corsa è esistito veramente, ha lasciato un’impronta sull’immaginario collettivo e alimentato una letteratura di genere. Salgari non è in grado di attingere direttamente alla fonte di questa letteratura che è la Storia degli avventurieri, filibustieri e bucanieri che si sono distinti nelle Indie uscita in Olanda nel 1678 ad opera dell’Exmelin, una figura irripetibile di chirurgo, pirata e cronista; ma ha consultato le pubblicazioni ottocentesche che ne derivano.

I personaggi
Dopo un personaggio sanguigno com’era il principe borneese Sandokan, troviamo come anfitrione un lugubre nobile italiano che, spinto dalla vendetta, rinasce pirata. Ecco la descrizione con cui entra per la prima volta in scena il nuovo personaggio:
“Era vestito completamente di nero e con una eleganza che non era abituale fra i filibustieri del grande Golfo del Messico, uomini che si accontentavano di un paio di calzoni e d’una camicia, e che curavano più le loro armi che gli indumenti. Portava una ricca casacca di seta nera, adorna di pizzi d’egual colore, coi risvolti di pelle egualmente nera; calzoni pure di seta nera, stretti da una larga fascia frangiata; alti stivali alla scudiera e sul capo un grande cappello di feltro adorno d’una lunga piuma nera che gli scendeva fino alle spalle. Anche l’aspetto di quell’uomo aveva, come il vestito, qualche cosa di funebre, con quel volto pallido, quasi marmoreo, che spiccava stranamente fra le nere trine del colletto e le larghe tese del cappello, adorno d’una barba corta, nera, tagliata alla nazzarena ed un po’ arricciata.”
Emilio di Roccanera, così si chiama il corsaro Nero, è conte di Ventimiglia e signore di Valpenta. Suo fratello maggiore, in un oscuro episodio della guerra delle Fiandre, viene ucciso dal duca fiammingo Wan Guld, che si è macchiato di tradimento per ottenere dagli Spagnoli la nomina a governatore di Maracaybo, nella colonia americana. Emilio e gli altri due fratelli rimasti vivi partono per le Americhe all’inseguimento del traditore e diventano pirati per ucciderlo. Abbiamo quindi tre corsari, il Verde, il Rosso e il Nero. I primi due non riescono nel loro intento e sono invece impiccati da Wan Guld: il primo romanzo si apre infatti con il corsaro nero che, compiendo un audace gesto, va a recuperare il corpo del fratello, il corsaro rosso, appeso in bella mostra nella piazza principale di Maracaybo. Il corsaro nero riporta il cadavere del fratello a bordo della sua Folgore e durante la cerimonia funebre pronuncia un terribile giuramento: sterminerà Wan Guld e tutta la sua famiglia, cancellando il suo nome dalla storia. La vendetta è quindi il tema principale dei primi due romanzi, che sono essenzialmente un lungo ma mai noioso inseguimento alla ricerca di Wan Guld, che, in qualche modo, riesce sempre a sfuggire al corsaro.
Il giuramento finirà per tormentare il corsaro quando scoprirà che la fanciulla di cui si è innamorato è la figlia del suo acerrimo nemico. Durante l’arrembaggio ad una nave spagnola Emilio cattura una giovane duchessa fiamminga che, per come si presenta, è la copia della Marianna di Sandokan. I due si invaghiscono l’uno dell’altro e, dopo la terribile rivelazione su chi sia veramente Marianna, il corsaro è combattuto tra amore e onore: incapace di uccidere l’amata decide piuttosto di abbandonarla da sola per mare a bordo di una scialuppa. I due si ritroveranno poi alla fine de La regina dei Caraibi, il seguito de Il corsaro nero.
Emilio di Roccanera è un personaggio di morte, non solo per il tema della vendetta e per il suo abbigliamento, egli è infatti ossessionato dalle visioni dei fratelli morti che riemergono dal mare per ricordargli il suo giuramento. Vediamo scene spettrali con fuochi di sant’elmo, fuochi fatue e bagliori fluorescenti nelle acque del mare. Qui le vecchie leggende marinare riprendono vita riportandoci alla mente echi dell’Olandese volante e di navi fantasma.
I comprimari, che troviamo anche nei romanzi seguenti, sono la coppia Carmaux e Wan Stiller, un biscaglino e un amburghese, l’erculeo nero Moko, e Morgan, il celebre pirata del sacco di Panama, personaggio storico realmente esistito.
Il cattivo, come per il rajah Brooke del ciclo di Sandokan, è un governatore europeo sterminatore di pirati. Sono i toni del confronto ad essere diversi: mentre tra lord Brooke e Sandokan c’è un confronto tra nobiluomini che riguarda la resistenza di un popolo sottomesso da un governo colonialista, dall’altra parte del mondo il confronto è dovuto solo a questioni personali.
Le vicende del corsaro nero si concludono nel secondo libro: egli riesce a compiere la sua vendetta, anche se in maniera non scontata, non vi diciamo come. Si ricongiunge con Honorata, che è sopravvissuta ed è diventata regina degli antropofagi. I due escono di scena alla fine de La regina dei caraibi, andandosene via di nascosto notte tempo a bordo di una scialuppa. Il corsaro ha compiuto la sua vendetta, il suo arco narrativo si è concluso ed è dunque sensato che esca di scena. Salgari ci dice comunque che fine fa in Jolanda la figlia del corsaro nero, il terzo romanzo del ciclo. Durante una conversazione in taverna tra Carmaux e Wan Stiller scopriamo che il corsaro nero è tornato nei suoi possedimenti in Italia insieme ad Honorata e quasi conduce vita borghese. Tuttavia i due non sono destinati ad invecchiare serenamente: Honorata muore dando luce ad una bambina e Emilio cerca e trova la morte sulle Alpi, combattendo contro i Francesi che minacciavano d’invadere il Piemonte.
Entra in scena una nuova generazione e, come spesso accade i figli prendono il posto dei padri e continuano le loro lotte. La protagonista è ora Jolanda, figlia del corsaro nero e di Honorata, che va in America per reclamare un’eredità contesa dall’antagonista, che è il figlio di Wan Guld: il vecchio scontro passa così alla nuova generazione. Jolanda è affiancata da Morgan, ma di fatto lo fa sfigurare: è lei al centro dell’azione, più abile e combattiva del pirata, al punto che, citando Boris, ci sembra la figlia di Mazinga. Ovviamente i due si innamorano e concludono le loro vicende ritirandosi dalla pirateria per godersi le favolose ricchezze ottenute durante il sacco di Panama.
Nel quarto libro si passa quindi ad un nuovo personaggio, il figlio del corsaro rosso. È smagliante questo rampollo dei Ventimiglia che fa la sua apparizione nel salone della marchesa di Montelimar, con cui balla un irresistibile fandango suscitando
passioni e gelosie. Ha anche lui una missione, deve assicurare l’eredità a una sorella, che suo padre, il Corsaro Rosso, ha avuto da una principessa del Darien, difendendola dalle cupidigie del cattivo di turno, il marchese di Montelimar. Inoltre, questo giovane Ventimiglia sarà un corsaro, ma soprattutto è uno spadaccino: e un episodio
culminante infatti è il duello con El Valiente, il professionista che uccide su commissione. La narrazione piega verso Dumas e i suoi Tre moschettieri, mentre acquistano peso personaggi come il bucaniere Buttafuoco, il fiammingo, il basco Mendoza, il guascone don Barrejo.
Gli ultimi filibustieri chiude il ciclo con un notevole cambio di tono: si finisce infatti allegramente, in una risata colossale, tra sbronze, spacconate, prodezze mirabolanti di una banda di cialtroni. La taverna diventa un luogo centrale, la botte un oggetto di culto e anche il protagonista, Don Barrejo, è sopra le righe e ne combina di tutti i colori. Con Don Barrejo ritroviamo la figura del guascone avventato e scavezzacollo che già avevamo visto con D’Artagnan nell’episodio dedicato a I tre moschettieri. Don Barrejo è un cadetto dalle gambe lunghissime, gran donnaiolo, gran bevitore e millantatore. Tra gli episodi di cui è protagonista dobbiamo ricordiamo l’esilarante e rocambolesca lotta con il condor: lo scontro con il pennuto inizia in cima ad un albero, poi Don Barrejo si aggrappa alle zampe del condor, plana come col paracadute sul dorso di un toro, fa una galoppata furibonda impugnando le corna del bovino e finisce per capitombolare incolume dentro un cespuglio mentre l’animale inferocito si schianta infilzato in un palo aguzzo.
Altri pirati nella letteratura
Salgari non è stato l’unico scrittore a narrare le gesta dei pirati: venendo a tempi più moderni troviamo Valerio Evangelisti, reso famoso dal suo inquisitore Eymerich, con la sua trilogia di romanzi Tortuga, Vera Cruz e Cartagena.
I pirati al cinema
Come è avvenuto per Sandokan anche il corsaro nero ha una lunga storia cinematografica. Solamente La regina dei Caraibi non è mai stato trasposto su pellicola mentre dagli altri quattro romanzi del ciclo sono stati tratti film fin dagli anni venti. Nel 1971 il primo adattamento a colori vede un giovanissimo Terence Hill vestire i panni del celebre corsaro e Bud Spencer in un ruolo minore da cattivo. Cinque anni dopo vediamo che Sandokan e il corsaro nero hanno lo stesso volto, quello di Kabir Bedi, diretto con successo da Sergio Sollima.
I pirati sono tornati negli anni ottanta con un adattamento di Roman Polanski, dal tiolo Pirati, in cui il ruolo di Capitan Red, interpretato da Walter Matthaw, ci riporta cromaticamente al corsaro rosso.
Oggigiorno i pirati sono diventati quelli dei Caraibi, ciclo Disney, divenuto ormai un brand, che raccoglie tutte le leggende dei sette mari e le fonde con la pirateria. Il personaggio ricorrente in questo ciclo è Jack Sparrow, pirata scanzonato interpretato da Johnny Depp. I film fondono un po’ le due epopee salgariane, pur avendo ben poco a che fare con esse, creando un nuovo lord Brooke per un’ambientazione caraibica: vediamo infatti che la legge è amministrata e rappresentata dagli inglesi anziché dagli spagnoli.
Le incursioni dei pirati arrivano poi nello spazio, una sorta di ideale prosecuzione del mare. Qui citiamo solo una delle figure più emblematiche, capitan Harlock con la sua Arcadia. Leiji Matsumoto dipinge una figura romantica che un po’ ricorda quella dei pirati salgariani, del corsaro nero in particolare.
I pirati nei gdr
Un personaggio senza tempo come quello del pirata non può mancare nel gioco di ruolo. Avventurieri, spadaccini, canaglie, romantici capitani sembrano fatti apposta per essere vissuti al tavolo. Citiamo alcuni gdr a tema: dagli swashbuckler e dallo spelljammer di D&D a giochi come 7th Sea che abilmente trasporta in un’ambientazione piratesca (senza però limitarsi ad essa).
Conclusione
Vogliamo concludere l’episodio con un ringraziamento a Salgari che ci ha regalato queste splendide avventure. Buone letture e alla prossima puntata.