Che il gioco di ruolo, a cominciare da Dungeons & Dragons, tragga linfa vitale dalla narrativa è un fatto di cui ho già parlato in questo blog. Lo stesso Gygax, nella prefazione alla prima edizione di D&D scrive che il suo gioco è dedicato a chi vuole rivivere al tavolo le avventure di Conan il barbaro, di John Carter di Marte, di Fafhrd e Grey Mouser. Il progetto che la TSR porterà avanti negli anni ’80 con la Dragonlance vedrà poi l’uscita di numerosi romanzi che si affianca a quella dei supplementi del gioco, un connubio felice e di successo. La TSR affidò la stesura dei romanzi a scrittori di professione, Tracy Hickman e Margaret Weis, che divennero poi famosi per tali libri. Il progetto editoriale della TSR non nasce certo dalla velleità di alcuni nerd che, tutti eccitati dopo la loro campagna di D&D, decidono di pubblicare romanzi con la pretesa che ne venga fuori qualcosa di decente. Un’affermazione ovvia per chi è estraneo al mondo del gdr, molto meno per chi ne fa parte.
Oggi vi racconto un’esperimento che ho fatto andandomi a tuffare, consapevolmente, in un pantano, per scoprire questa meravigliosa nicchia di persone che, non avendo alcuna esperienza in campo editoriale o di scrittura, per il solo fatto di aver masterizzato qualche campagna di gdr, si mettono a scrivere libri. Mi limito ad uno solo, quello che sono faticosamente riuscito a leggere. Non credo che ripeterò l’esperimento, il mio spirito di ricerca e di avventura ha un limite. Il libro in questione s’intitola Nella morsa del lupo.
Chi ha paura del lupo cattivo?

Lo dico subito, il libro è più che mediocre, non funziona, l’ho finito solo perché, fortunatamente, è corto (174 pagine). Sembra più un decalogo sugli errori da non fare nella scrittura che un romanzo vero e proprio.
Partiamo dalle questioni generali: ripetitività, trama troncata con l’accetta, il detto che prevale sul mostrato, atmosfera che dopo un po’ diventa stucchevole, trama tutt’altro che avvincente e, infine, si vede che è una campagna di D&D.
Atmosfera: il romanzo è dichiaratamente un dark fantasy, inizia con toni piuttosto cupi e prosegue in una dimensione oscura in cui i personaggi finiscono, una sorta di Universo Specchio, per chi conosce Star Trek, o di Sottosopra, per chi ha visto Stranger Things. Il Ravenloft, per chi conosce un po’ le ambientazioni di D&D. Il fatto è che non vi è traccia di battute o momenti che smorzino tutta questa oscurità, un qualcosa che invece è importante affinché l’atmosfera e i toni non finiscano per satollare e stufare il lettore. Ne ho parlato meglio, anche se in un altro ambito, nell’episodio del podcast dedicato a Le miniere di Re Salomone, di Haggard.
Ripetitività: affligge il romanzo (e il lettore) a più livelli, a cominciare dall’atmosfera, come appena detto, ma anche a livello lessicale. Uno dei personaggi, di cui parlerò in seguito, ha gli occhi verdi smeraldo belli belli e questo ci viene ricordato ad ogni piè sospinto: la parola smeraldo, collegata agli occhi del personaggio, compare 38 volte nel romanzo, non male per un libro così corto. Questo è il più eclatante degli esempi. Cito un’altra frase: “Il peso del corpo di Morena si fece più pesante. Quando il nobile fu sazio, si allontanò lentamente dalla parete: la donna scivolò pesantemente al suolo con la gola ridotta in brandelli di carne insanguinata.” A proposito di donne, sono tutte bellissime, incluse quelle povere e denutrite. Non ce n’è una brutta nemmeno a pagarla oro.
Trama troncata con l’accetta: c’è poco da dire qui. Il romanzo ad un certo punto finisce e basta senza che la trama e le vicende narrate lo siano. La fine arriva di botto, così, lasciando il lettore piuttosto basito e con la sensazione di avere tra le mani solo mezzo romanzo. Fretta di pubblicare? Mancanza di idee? Volontà di accollare al lettore una saga fantasy? Poco rispetto nei confronti del suddetto lettore?
Detto, mostrato e spoiler: l’autore ha un’altra pessima abitudine, quella di privilegiare il detto rispetto al mostrato. In particolare riporta spesso i pensieri dei personaggi e le loro conversazioni relative a ciò che hanno in mente di combinare nelle prossime scene. Durante una partita di gdr accade ovviamente che i giocatori dicano cosa i loro personaggi hanno in mente di fare e cosa frulla nelle loro teste, in un romanzo questo approccio non funziona, può togliere sorpresa e tensione, vuol dire buttar via tanti strumenti narrativi che un autore può usare per tenere incollato il lettore alle pagine. Quando poi questi pensieri e conversazioni riguardano le mire ultime di alcuni personaggi e ciò che due di loro vogliono fare a danno degli altri due, stiamo praticamente sfociando nello spoiler più gratuito. Leggiamo di Tizio che confabula con Caio per uccidere, nel momento più favorevole, Pinco e Pallino e puntualmente le cose vanno così. La trama è tutta telefonata, sappiamo in anticipo ciò che accadrà nelle prossime 30-40 pagine, inclusa la fine del romanzo che, nella mente dell’autore, sarebbe dovuta essere un gran colpo di scena.
È una campagna di D&D: chi gioca di ruolo e conosce Dungeons & Dragons ritroverà facilmente personaggi e situazioni, il che può anche essere simpatico, all’inizio. Il fatto è che la cosa risulta troppo evidente a chi è contemporaneamente un giocatore e un lettore smaliziato: si vede che è una campagna di D&D trasposta, con poca perizia, in un romanzo. I combattimenti abbondano senza essere mai davvero avvincenti e in più punti la trama procede tramite quest. Ne viene fuori un qualcosa che non è e non poteva essere ottimale.
I personaggi

Se il romanzo è la trasposizione di una campagna di D&D, non può mancare un party, ovvero il classico gruppo di avventurieri. E infatti non manca, sono quattro, come da copione. Vediamo chi sono.
Rexir, il necromante: è alto, pallido, emaciato, vestito di nero e, ovviamente, pazzo. Sogna di studiare e trasformare in non-morti buona parte degli esseri senzienti. Roba già vista e sentita? Assolutamente sì.
Valadier, il discepolo dei Maestri di Cristallo: l’unico personaggio interessante e un po’ originale. È figlio di un uomo che si può tramutare in drago dalle scaglie di smeraldo ed ha appreso una notevole tecnica di combattimento con le spade che consente di incanalare nelle armi sue e degli alleati la possente voce del Drago attorno al quale l’ordine dei Maestri di Cristallo è nato. Valadier, in soldoni, è in grado di usare potenti armi soniche. Ah, dimenticavo, Valadier, nella sua lingua, vuol dire smeraldo, giusto per ricordarvi la parola smeraldo e di che colore ha gli occhi questo personaggio.
Easly Van Fanel, il Cacciatore: avete presente Solomon Kane o il Van Helsing interpretato al cinema da Hugh Jackman? È lui, va in giro vestito allo stesso modo. È il rampollo di una famiglia nobile, tutti cacciatori di mostri. Tutti, non ce ne fosse uno che voleva fare il pittore o l’architetto. Pare che il retaggio della famiglia Van Fanel sia quello di controllare i lupi o trasformarsi in un lupo, non è molto chiaro, non che sia così rilevante.
O’Wak, il druido: c’è poco da dire. Ovviamente ha un compagno animale, un lupo, al seguito.
La piaga del background

Sembra qualcosa di imprescindibile e necessario per alcuni giocatori di ruolo, in particolare per quelli di D&D. Un dogma e un dovere. Più sono lunghi i background, meglio è. Il lettore di Nella morsa del lupo non ne è esentato, ma vorrei quanto meno risparmiare il lettore di questo articolo. Una parte di questi background, che arrivano alla generazione precedente, sono legati alle vicende narrate nel romanzo, ma non si tratta di nulla di sensazionale, né fondamentale, né imprescindibile.
Il mondo
Alcune montagne, una foresta, una locanda e una città in riva ad un lago, Saarland. Tutto qui. E poi c’è Uril, la dimensione parallela in cui finiscono i protagonisti, dove, in più, c’è un’altra città, Adleran. L’aspetto positivo di un mondo così scarno è che l’autore non ci attacca pipponi introduttivi e non fa digressioni su mille dettagli di un universo smisurato. Almeno per questa cosa mi sento di doverlo ringraziare.
Le vicende

Allerta spoiler: se, nonostante tutto, volete comperare e leggere il libro, saltate questo paragrafo.
Partiamo subito con un bel capitolo di background, che riguarda il padre di Valadier e i genitori di Easley. Questi ultimi sono due Van Fanel, fratello e sorella. La famiglia, che regna su Saarland, contrariata dal rapporto incestuoso, ingaggia alcuni uomini, tra cui il padre di Valadier, per sistemare a dovere i due depravati. I genitori di Easley sono per giunta due cattivoni e dei combattenti esperti e non è affatto facile avere la meglio su di loro. Il padre di Valadier decide, con l’aiuto del padre di O’Wak, che è sempre un duido, di esiliarli in una dimensione parallela, Uril. La trappola scatta ma le cose non vanno come previsto: forse il padre di Valadier è una mezza pippa, anche quando si tramuta in un enorme drago, forse i genitori di Easley sono troppo abili, sta di fatto che il padre di O’Wak è costretto a recitare di corsa il suo incantesimo prima che il padre di Valadier venga ammazzato in malo modo dal padre di Easley, che è tipo un super ninja. Risultato: i due finiscono su Uril, ma non la madre di Easley, che ritroveremo tra poco. Il fatto è ignoto sia a Valadier che a Easley, che all’epoca erano poco più che neonati.
Anche il padre di O’Wak finisce su Uril, esiliandosi di propria spontanea volontà insieme a tre feroci giganti che minacciavano di devastare il suo villaggio, il tutto sotto gli occhi di O’Wak.
Troviamo Valadier, Easley e Rexir in viaggio per Saarland, ognuno per motivi diversi e nessuno di questi rilevante. Con loro, che non si conoscono ancora, ci sono un cocchiere e due mercanti, inutili comparse che moriranno come cani alla prima occasione. Si fermano in una taverna e qui incontrano O’Wak, che si offre di far loro da guida nella foresta il giorno seguente. In questa selva oscura i nostri vengono attaccati dalla madre di Easley che ha al seguito un piccolo branco di lupi di ghiaccio. La tipa è un osso duro, una cattivona con mille assi nella manica e i nostri hanno la peggio. Per salvare tutti O’Wak decide di usare la formula magica che aveva impiegato suo padre e, guarda un po’, i quattro si ritrovano su Uril. Avete presente la scena del klaatu barada nikto su L’armata delle tenebre? Uguale, solo che questo romanzo si prende dannatamente sul serio.
La madre di Easley avrà attaccato il gruppo per farlo finire appositamente su Uril? Chi lo sa, sta di fatto che doveva andare così, la campagna di D&D doveva svolgersi in questa dimensione parallela del resto. All’inizio non è chiaro ai personaggi di essere finiti in un mondo parallela, la foresta è la stessa, anche se più spettrale e inquietante. Lo capiranno quando arriveranno in una Saarland devastata da una guerra che non ci sarebbe dovuta essere. I nostri scoprono quindi che nella Saarland dove sono finiti, i Van Fanel sono stati sconfitti da un despota chiamato l’Aquila di Sangue, un cattivone che non si vedrà mai nel romanzo.
Easley porta i suoi compagni al maniero dei Van Fanel, dove il gruppo fa una scoperta che permetterebbe loro di tornare nel mondo da cui provengono: una lista del Cacciatore e cinque nicchie in un muro dove alloggiare altrettante teste di creature descritte nella lista.
Scattano le quest e i personaggi si mettono in caccia delle teste, cosa che prevede abbondanti avventure e combattimenti. C’è una complicazione: se Rexir era pazzo già di suo, ora anche Easley è sulla buona strada. Pare infatti che Uril abbia un gran brutto effetto sulla sua mente e sul suo corpo, corrompendoli. Scopre di avere nuovi poteri ed una gran sete di sangue, che deve assolutamente saziare. E qui non si capisce se Easley sia un lupo o un vampiro, dal momento che beve sangue e ammalia le persone fino a sottometterle alla sua volontà. Poco importa, ciò che conta è che Easley è diventato un cattivone e vuole usare chi gli sta intorno per sconfiggere e uccidere l’Aquila di Sangue e conquistare il mondo. Nonostante quel mondo sia squallido, cupo, sporco e misero. Valadier e O’Wak sono troppo buoni per lui, hanno il cuore nobile, e dunque Easley complotta con Rexir per ucciderli. Il fatto è che l’autore, tramite i pensieri e le conversazioni tra i due, ce lo spiattella spudoratamente ben prima di mostrarci i fatti, con il risultato che noi sappiamo troppo e con abbondante anticipo.
Il libro finisce con uno scontro tra il gruppo e due dei tre giganti che il padre di O’Wak aveva esiliato su Uril, scontro in cui O’Wak viene ucciso dai uno dei giganti e Valadier, che si batte come un leone, da Easley e da Rexir, che lo tradiscono proprio come ci aspettavamo. Nemmeno un colpo di scena, nemmeno alla fine. Ho tagliato corto e troncato vicende collaterali, ma visto che l’autore è il primo a troncare la trama, io mi adeguo. Volevate tutti i particolari della storia d’amore che nasce tra il povero Valadier ed un capitano delle guardie dell’Aquila che i nostri erano riusciti a trascinare dalla loro parte? Forse nel prossimo volume della saga vedremo il capitano, ovviamente una strafica, che vendica la morte del suo amato, ma non credo lo appurerò mai.
Conclusione

Partiamo dalla premessa della storia: scrivere un romanzo da una campagna di D&D. Può sembrare un’idea simpatica ai giocatori di ruolo ma di base non è una buona idea, per diverse ragioni. Prima fra tutte che la trama di un romanzo non è una cosa banale, richiede un progetto ed è necessario che essa e i personaggi siano sotto il controllo dello scrittore, cosa che chiaramente non avviene per una campagna di D&D, in cui i personaggi sono tutti in mano ai giocatori (e ci mancherebbe altro). Il risultato finale non può per tanto essere ottimale, al meglio può essere un riaggiustamento ed una sistemazione che renda presentabile ciò che è avvenuto nel corso delle varie sessioni di gioco e lo faccia sembrare un romanzo. Sospettavo qualcosa del genere ma ho voluto lo stesso acquistare e leggere il libro per toccare con mano un fenomeno. Poi si aggiungono tutti i problemi che ho sopra descritto.
Un primo tentativo, un esordio dunque, che problema c’è? Il problema c’è, eccome. In un mondo afflitto dalla sovrapproduzione, che arriva a livelli assurdi nel campo dell’editoria, volere a tutti i costi pubblicare perché si pensa di aver scritto qualcosa di decente o di fico non è un bene. Per nessuno, né per i lettori, né per gli editori, né per gli scrittori. Si finisce solo per abbassare il livello e il fantasy, almeno in Italia, è già messo molto male perché è considerato spazzatura. Eppure alcune opere valide ci sono, anche di autori moderni, basta guardare a qualche titolo della Acheron Books, una piccola ma notevole casa editrice italiana specializzata nel fantastico. Questo discorso meriterebbe uno spazio a parte e non intendo iniziarlo qui. Mi limiterò a dire che un libro mediocre come Nella morsa del lupo non aiuta i bravi scrittori di libri fantasy, anzi, li danneggia, perché non fa altro che confermare il pregiudizio che la narrativa fantasy sia tutta paccottiglia.
Infine lo confesso, ho letto il libro perché sono un po’ come San Tommaso, non credevo che davvero ci fosse gente che scrive roba simile, libri tratti dalle proprie campagne di gdr. Ripenso ad una delle battute di Newt, la bambina di Aliens: “Mia madre mi diceva che i mostri non esistono. E invece esistono”.