Stoccate d’inchiostro: combattimenti, stile ed armi nella letteratura (IV)

[Prosegue il combattimento tra Elric e un gruppo di creature del caos di cui abbiamo iniziato a parlare nel precedente articolo di questa rubrica.]

L’antieroe e la spada magica

La neve cadeva più fitta, ora, ma Elric e Maldiluna non vi badavano mentre attendevano un nuovo attacco delle oonai. Maldiluna chiese sottovoce: «Non conosci nessun altro incantesimo, amico Elric?»
L’albino scosse il capo. «Nulla di specifico per scacciare questi esseri. Le oonai hanno sempre servito la gente di Melniboné. Non ci avevano mai minacciati, quindi non avevamo bisogno d’incantesimi per difenderci. Sto cercando di riflettere…»
Le chimere sghignazzarono e urlarono nell’aria, sopra la testa dei due uomini.
Poi un’altra si staccò dal branco e si tuffò verso terra.
«Attaccano individualmente» disse Elric, in tono neutro, come se studiasse un gruppo d’insetti chiusi in una bottiglia. «Non attaccano mai in branco. Non so perché.»
L’oonai si era posata al suolo, e adesso aveva assunto la forma di un elefante con un’enorme testa da coccodrillo.
«Non è una combinazione estetica» commentò Elric.
Il suolo tremò mentre il mostro si avventava alla carica contro di loro.
Si piazzarono spalla a spalla, mentre si avvicinava. Stava per piombar loro addosso…
… e all’ultimo momento si divisero: Elric si buttò da una parte, Maldiluna dall’altra.
La chimera passò in mezzo, e Elric la colpì al fianco con la spada stregata.
Tempestosa cantò un canto quasi osceno mentre addentava profondamente la carne dell’essere, il quale cambiò all’istante e divenne un drago dalle fauci che stillavano un veleno infuocato.
Ma era ferito gravemente.
Il sangue fiottava dal profondo squarcio, e la chimera urlava e mutava continuamente forma quasi cercando un aspetto in cui la ferita non potesse esistere.
E il nero sangue zampillava dal fianco, come se lo sforzo delle continue metamorfosi avesse dilaniato ancora di più quel corpo.
La chimera si accasciò sulle ginocchia, e la lucentezza sbiadì dalle piume, svanì dalle scaglie, scomparve dalla pelle. Scalciò e poi restò immobile. Era un essere pesante, nero, porcino, tozzo: la cosa più brutta e ripugnante che Elric e Maldiluna avessero mai visto.
Maldiluna borbottò: «Non è difficile capire perché un essere simile voglia cambiare forma…» Alzò la testa.
Stava scendendo un’altra chimera.
Questa aveva l’aspetto di una balena alata, ma con le zanne ricurve simili a quelle di un pesce-stomaco e la coda simile a un enorme cavatappi.
E mentre atterrava cambiò di nuovo forma.
Ora aveva assunto un aspetto umano. Era una figura enorme, bellissima, alta il doppio di Elric. Era nuda e perfettamente proporzionata, ma aveva lo sguardo assente e le labbra sbavanti di un bambino idiota. Corse agilmente verso di loro, protendendo le immense mani per afferrarli, come un bimbo che vuole prendere un giocattolo.
Questa volta Elric e Maldiluna colpirono insieme, uno per parte. L’affilata spada di Maldiluna intaccò profondamente le nocche di una mano e quella di Elric tranciò due dita prima che l’oonai mutasse di nuovo forma e diventasse prima una piovra, poi una tigre mostruosa, poi una combinazione dell’una e dell’altra, e infine un macigno con una grande fenditura che scopriva bianchi denti feroci.
Ansimanti, i due uomini attesero che tornasse all’attacco. Alla base del macigno colava un po’ di sangue, e questo diede un’idea a Elric.
Con un grido balzò avanti, alzò la spada sopra la testa e l’abbassò violentemente sulla sommità della pietra, fendendola in due.
Un suono simile a una risata eruppe dalla spada nera quando la forma squarciata guizzò e divenne un altro di quegli esseri porcini. Era tagliato in due, e sangue e viscere erano sparsi al suolo.
Poi, tra la neve, nel crepuscolo, un’altra oonai discese: aveva forma di un serpente alato, e il corpo arancione ondeggiava in mille spire.
Elric cercò di sferrare colpi a quelle spire, ma si muovevano troppo rapidamente.
Le altre chimere avevano studiato la tattica adottata per uccidere le loro compagne, e adesso avevano valutato le capacità delle loro vittime. Quasi immediatamente Elric si ritrovò con le braccia bloccate contro i fianchi dalle spire e si sentì sollevare, mentre una seconda chimera, assunta la stessa forma, si precipitava su Maldiluna per catturarlo nell’identico modo.
Elric si preparò a morire com’erano morti i cavalli. Si augurò di morire in fretta e non a poco a poco per mano di Theleb K’aarna, che gli aveva promesso una morte lenta.
Le ali scagliose battevano, possenti. Ma il grugno non si abbassò per staccargli la testa.
Si sentì invadere dalla disperazione quando si accorse che lui e Maldiluna venivano trasportati in volo verso nord, sopra la grande steppa lormyriana.
Senza dubbio Theleb K’aarna li attendeva al termine del loro viaggio.

Illustrazione di James Cawthorn

Dopo il vano tentativo di farsi aiutare dal suo incostante patrono, come avevamo visto nel precedente articolo di questa rubrica, Elric è costretto ad affrontare le oonai faccia a faccia, facendo affidamento esclusivamente sulla sua spada senziente, Tempestosa, e sul suo compagno di viaggio, l’umano Maldiluna.
Le chimere cambiano continuamente forma, cercando quella più adatta agli avversari e alla situazione. La loro tattica è semplice: procedono per tentativi, attaccando una alla volta, inizialmente a caso, andando al macello. Le oonai sono tuttavia pericolose perché assai adattabili: una volta sacrificati due dei loro per studiare Elric e Maldiluna, trovano la forma adatta a sopraffare i nemici e i nostri eroi vengono rapidamente catturati.
Elric, come abbiamo già detto, non è un combattente esperto, la sua forza gli deriva da Tempestosa, che gioisce della strage che compie il suo portatore; la sua tecnica nell’affrontare le gigantesche oonai è piuttosto semplice e consiste nel separarsi all’ultimo momento dal suo compagno per spiazzare il nemico e sferrare un colpo a sorpresa. Una tecnica che sembra efficace, finché le chimere attaccano una per volta, ma lo è per poco e, nonostante venga modificata un po’ durante il secondo scontro, non consente ad Elric e Maldiluna di sconfiggere tutti i loro avversari, che si rivelano troppo adattabili.
Tempestosa, da sola, non basta a vincere il combattimento. La spada di Elric è animata da una volontà sanguinaria e distruttrice, il suo scopo è nutrirsi di anime, e non stupisce che essa lo porterà alla rovina: alla fine sarà Elric a lavorare per lei e non il contrario, come ci si aspetterebbe da un’arma magica.

Alla saga di Elric abbiamo dedicato un apposito articolo: chiunque volesse approfondire l’opera di Michael Moorcock vi troverà anche una puntata del nostro podcast.

Fonti: Elric. La saga, di Michael Moorcock, 2019, Mondadori Editore (Oscar Draghi); l’immagine in copertina è di Robert Gould.

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