Stoccate d’inchiostro: combattimenti, stile ed armi nella letteratura (II)

[Questo articolo prosegue la rubrica dedicata alla narrazione dei combattimenti che abbiamo iniziato qui.]

Duello con lo stocco

L’altro continuò: «Inoltre, fin dall’inizio ho capito che eravate un estraneo, altrimenti non avreste mai osato scostare con una spallata ed insultare più volte il più grande duellante e lo spadaccino più svelto di Lankhmar di Sotto.»
Con la zampa sinistra guantata di nero, l’altro si strappò la maschera bordata d’argento, mostrando le orecchie ovali ed erette, il lungo muso nero e peloso, gli enormi occhi neri, sporgenti e spaziati. Scoprendo i grossi incisivi bianchi in un sogghigno di superiorità e portandosi la maschera sul petto in un inchino brusco e sardonico, concluse: «Svivomilo, per servirvi.»
In quel momento il Mouser si rese conto dell’enorme vanità (grande almeno quanto la sua) che aveva spinto il suo sfidante a lasciare i sottoposti nella galleria e a seguirlo da solo fin lì per arrestarlo. Sguainando contemporaneamente il Cesello e lo Zampino e senza togliersi la maschera, il Mouser avanzò svelto, avventando un tremendo affondo verso il collo dell’avversario. Gli sembrava di non essersi mai mosso, in tutta la sua vita, con una simile rapidità: senza dubbio, la piccolezza aveva i suoi vantaggi.
Un lampo, un cozzo, e il Cesello venne deviato dal pugnale che Svivomilo aveva sguainato con la velocità di un fulmine. Poi lo stocco di Svivomilo passò all’offensiva; il Mouser riuscì a malapena a evitarlo con rapide parate delle sue due armi e arretrò pericolosamente lungo il ciglio della strada, dalla parte dell’acqua. Pensò, involontariamente, che il suo avversario era abituato fin dalla nascita a essere piccino e aveva avuto tutto il tempo di imparare a sfruttare i vantaggi della velocità; a lui, invece, la maschera intralciava la vista, e se fosse scivolata appena un po’ lo avrebbe reso praticamente cieco.
Tuttavia, gli attacchi incalzanti di Svivomilo non gli lasciavano il tempo di strapparsela dal viso. Preso da un’improvvisa disperazione, balzò in avanti: riuscì a legare con il Cesello lo stocco, in modo che le due armi fossero momentaneamente fuori causa, e un attimo dopo sferrò con lo Zampino un colpo al polso dell’altra mano di Svivomilo, e grazie alla fortuna ed alla mira esatta gli recise i tendini interni.
Poi, mentre Svivomilo esitava e quindi balzava indietro, il Mouser di-simpegnò il Cesello, e sforzando al massimo i tendini lo avventò in nuovi affondi, infilandone tre volte la punta al di sotto delle doppie parate circolari dell’avversario. Finalmente la punta dell’arma trapassò il collo del ratto e si arrestò contro la vertebra con un suono raschiante.
Un fiotto di sangue scarlatto si riversò sui merletti neri che cingevano la gola di Svivomilo, lungo il petto, e con un unico breve gemito gorgogliante e soffocato, poiché l’affondo del Mouser aveva reciso la trachea e le arterie, l’esperto ma troppo avventato duellante piombò al suolo bocconi e vi rimase, scosso da convulsioni.

In questo brano, tratto da Le spade di Lankhmar di Fritz Leiber, vediamo uno dei due protagonisti del romanzo, il Grey Mouser (l’acchiappa topi grigio in italiano), che, ridotto alle dimensioni di un ratto grazie ad una pozione magica, si cimenta in un duello con il topo spadaccino Svivomilo, il più abile combattente dei ratti, a sentir lui. Su come il Mouser si sia ritrovato in questa bizzarra situazione che lo vede nei sotterranei di Lankhmar mascherato da topo non ci dilungheremo e rimandiamo alla lettura de Le spade di Lankhmar; qui vogliamo discutere brevemente della scena di duello descritta da Leiber.
Lo scontro si svolge nei modi più classici, con l’immancabile inchino e le cortesi presentazioni che precedono la sfida. Entrambi i contendenti sono vanitosi e si capisce come la vanità lesa da una spallata e da un’insulto sia uno dei motivi che portano al duello, nonostante Svivomilo avesse ragioni ben più serie per volere il Mouser morto. Il combattimento, rapido e letale, si basa tutto su agilità e velocità, su astuzia ed esperienza. Le armi del Mouser, che non possono mancare di avere un nome, sono uno stocco, il Cesello, ed un pugnale, lo Zampino (cat’s claw in originale), armamentario tipico dei duelli cappa e spada. La fine del perdente è decretata da un singolo, abile colpo fatale, nessun movimento è eccessivo o sprecato; il fiotto di sangue sui merletti, immagine anche questa tipica del genere, è quasi la firma del vincitore. Il raschiare della lama contro la vertebra e il “breve gemito gorgogliante e soffocato” sono gli unici suoni che contraddistinguono il singolar tenzone: niente urla, strepiti, clangori né il furioso cozzare delle armi tra loro, lo scontro è silenzioso ed elegante.
Quella del duello è una pratica di vecchia data, che è stata più volte narrata in letteratura, si pensi ad esempio, nell’Iliade, ad un episodio importante come lo scontro tra Ettore e Achille. Nel corso della storia è stata sottoposta a leggi, regole e nulla osta dopo aver constatato che vietarla era del tutto inutile. I duelli erano così frequenti che Richelieu, nelle sue Mémoires, scrive che le strade ormai “[…] servivano da campo di combattimento e come se il giorno non fosse abbastanza lungo per eccitare la loro furia, i duellanti si battevano alla luce delle stelle o delle fiaccole che tenevano luogo di sole funesto”. Rousseau attaccò duramente quello che lui definiva un barbaro costume, senza però alcun successo.
Nonostante la legge, nel corso dei secoli, abbia cercato di regolamentare, vietare o tollerare il duello, questo è rimasto una pratica squisitamente estranea alla legge stessa, soprattutto perché veniva visto dai contendenti come un sostituto della medesima, ritenuta insoddisfacente ai fini di avere giustizia. Il duello aveva comunque le sue leggi interne, i suoi codici, tanto precisi da essere oggetto di trattati: ricordiamo Il duello di Girolamo Muzio, pubblicato a Venezia nel 1550, e le opere storiche di Jacopo Gelli, militare toscano che scrisse sulla storia della scherma e della cavalleria (Manuale del duellante, Duelli celebri ed altre).

A Le spade di Lankhmar abbiamo dedicato un apposito articolo: chiunque volesse approfondire l’opera di Fritz Leiber vi troverà anche una puntata del nostro podcast.

Fonti: Fritz Leiber, Le spade di Lankhmar; Omero, l’Iliade; Armand-Jean du Plessis de Richelieu, Mémoires; Girolamo Muzio, Il duello; la copertina dell’articolo è una scena de I duellanti, film del 1977 diretto da Ridley Scott.

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