Stoccate d’inchiostro: combattimenti, stile ed armi nella letteratura (I)

[Questo articolo apre una rubrica dedicata alla narrazione dei combattimenti, situazioni che spesso sono presenti nel gioco di ruolo e nella scrittura che contempli scene d’azione. In ogni episodio prenderemo in esame un brano tratto da un romanzo o da un racconto per vedere come le più classiche tipologie di combattimento sono state narrate dall’autore di turno, raccogliendo così pagine ed idee per raccontare, a nostra volta e con stile, situazioni analoghe.]

Duello tra cavalieri

Lo sconosciuto apparve sul crinale di una collina. Cavalcava un destriero alto e candido come la neve, dalla criniera fluente e dal collo orgogliosamente inarcato: eppure c’era qualcosa che metteva a disagio, nel suo aspetto. Aveva le zampe troppo lunghe, la testa troppo piccola. Il cavaliere indossava un’armatura completa, e aveva la visiera abbassata che gli nascondeva completamente il volto; sull’elmo ondeggiavano piume candide, lo scudo era bianco e nero, e tutto il resto era di un lucente blu-notte. Si fermò e attese che Holger gli si avvicinasse.
Quando il danese gli fu accanto, il cavaliere abbassò la lancia.
— Fermati e dichiara il tuo nome! — La voce aveva un tono risonante, metallico, disumano.
Holger tirò le redini. Papillon nitrì in tono di sfida.
— Mi manda la strega mamma Gerd con un messaggio per il duca Alfric.
— Prima mostrami il tuo stemma — esclamò la voce metallica. — Nessuno può giunger qui in incognito.
Holger alzò le spalle per celare la propria inquietudine. Si piegò, staccò lo scudo e l’infilò al braccio sinistro. Hugi tolse la tela che lo rivestiva.
— Ecco.
Il cavaliere di Faerie fece impennare il cavallo, spronò, e partì alla carica.
— Difenditi! — gridò Hugi, e balzò giù dalla sella. — Ha intenzion di ucciderti!
Papillon si scostò con uno scarto fulmineo, mentre Holger rimaneva ancora immobile, a bocca aperta. L’altro cavaliere gli passò accanto, con un tambureggiare di zoccoli. Poi si girò e ritornò di corsa, puntando la lancia in direzione della gola di Holger.
Agì d’istinto: abbassò la lancia a sua volta, spronò Papillon, e alzò lo scudo per ripararsi. Lo stallone nero scattò in avanti. La figura dell’avversario si fece tremendamente vicina, la sua lancia si abbassò in direzione del torace di Holger. Il danese riabbassò lo scudo e piantò più saldamente i piedi nelle staffe.
Si scontrarono con un clangore che scatenò mille echi da una collina all’altra. Holger sentì il proprio scudo piantarglisi contro lo stomaco; per poco la lancia non gli sfuggì di mano, quando urtò la visiera del suo avversario. Ma la lancia di quest’ultimo andò in pezzi, e il cavaliere di Faerie vacillò sulla sella. Papillon continuò la rincorsa, sullo slancio, e lo sconosciuto venne sbalzato.
Si rimise in piedi immediatamente, ed era incredibile che ci fosse riuscito, così appesantito dall’armatura; sfoderò la spada che saettò, sibilando. Ancora una volta non c’era tempo di pensare. Holger lasciò che il proprio corpo agisse di nuovo per istinto. Calò un colpo sul nemico appiedato, e le due spade si scontrarono con un suono squillante come quello di una campana. Il cavaliere di Faerie sferrò un colpo contro la gamba di Holger, e il danese riuscì a pararlo appena in tempo, poi avventò la lama contro l’elmo piumato. Il metallo risuonò, e l’avversario vacillò per un attimo.
Colpire dall’alto era troppo difficile. Holger balzò a terra, ma un piede gli si impigliò nella staffa, e lui cadde riverso sul dorso. L’avversario gli piombò addosso e Holger scalciò: ancora una, volta vi fu quel clangore di bronzo, e il guerriero cadde. Si rimisero in piedi contemporaneamente. La lama del cavaliere di Faerie colpì lo scudo di Holger; il danese mirò al collo, cercando di trovare una fenditura tra le piastre metalliche della corazza. L’avversario mirò invece in basso, cercando di colpirlo alle gambe che erano scarsamente protette. Holger lo schivò, e l’altro gli ripiombò addosso, vorticando la spada: lui parò il colpo a mezz’aria, e l’urto gli fece tremare i muscoli. La lama del cavaliere di Faerie schizzò via, ma l’uomo estrasse immediatamente un pugnale e scattò.
Quella spada a lama larga non era stata creata per colpire di punta, ma Holger intravide una fenditura sopra la gorgiera del nemico, e colpì. Miriadi di scintille schizzarono tutto intorno. La figura metallica ondeggiò, crollò in ginocchio, cadde sull’erba con un ultimo scroscio metallico, e restò immobile.
Stordito, con gli orecchi che ronzavano, Holger si guardò intorno, e vide il cavallo bianco che fuggiva verso oriente. Va a riferire al duca, pensò. Poi Hugi cominciò a ballare e a gridare, mentre Alianora gli si aggrappava al braccio, singhiozzando, e gli gridava che si era battuto splendidamente.
Io? pensò Holger. No, non sono stato io. Io non so affatto come si maneggiano le lance e le spade.
Ma allora, chi ha vinto questo duello?

Tre cuori e tre leoni, di Poul Anderson


Questo brano dipinge in maniera viva ed efficace lo scontro tra due cavalieri medievali: Holger, il protagonista del romanzo di Poul Anderson, ed un guerriero proveniente dal mondo fatato di Faerie. Lo scrittore di origini danesi così descrive l’armatura di Holger nel primo capitolo del romanzo: “[…] un usbergo che poteva arrivargli alle ginocchia; un elmo conico, ornato di piume rosse, senza visiera ma con il paranaso; alcune cinture; e gli indumenti imbottiti da portare sotto l’armatura. […] Lo scudo era della forma araldica convenzionale, e lungo un po’ più di un metro: sembrava nuovo. Tolse la rivestitura di tela che lo copriva e vide l’insegna: tre leoni d’oro alternati a tre cuori rossi in campo azzurro.”
Lo scontro inizia a cavallo e viene descritto come un classico duello da giostra medievale, che termina poi con uno scambio di colpi a piedi. Solo la natura sovrumana del cavaliere di Faerie gli consente di rialzarsi in piedi rapidamente una volta disarcionato: un umano, per quanto forte, non ci sarebbe riuscito con un’armatura completa da torneo addosso. Si noti che Holger riesce a sconfiggere il suo avversario pesantemente corazzato solo infilando, grazie ad un colpo preciso, la lama della sua spada tra due pezzi dell’armatura. Il protagonista risulta vittorioso ma il combattimento è duro per lui: cadere da cavallo e dover parare i possenti attacchi dell’avversario sono traumi che lo lasciano stordito e assordato.

Qui sopra abbiamo raccolto alcune fotografie di armature medievali, effettivamente impiegate nei tornei, nelle battaglie e nelle cerimonie: le prime quattro immagini ci danno un’idea precisa di come fossero le armature e i paramenti da giostra: le braccia e i gomiti del cavaliere erano tenuti fermi, lo scudo era fissato alla corazza e non era possibile né sfoderare la spada né combattere in alcun modo una volta disarcionati; la quinta mostra una corazza che permetteva di combattere sia a cavallo, in una giostra, che a piedi. Le armature che venivano effettivamente impiegate durante i tornei in cui si combatteva a piedi possiamo vederle nella sesta e nella settima foto. L’armatura nell’ultima foto, con il vistoso pennacchio sull’elmo, si avvicina abbastanza bene a quella indossata dall’avversario di Holger, almeno per come Anderson lo descrive.

A Tre cuori e tre leoni abbiamo dedicato un apposito articolo: chiunque volesse approfondire l’opera di Poul Anderson vi troverà anche una puntata del nostro podcast, che contiene un’intervista all’autore italiano Umberto Pignatelli.

Fonti: Tre cuori e tre leoni, di Poul Anderson, Editrice Nord.

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